Caro Direttore le scrivo, così mi distraggo un po’.
Sono giovane è vero, ma abbastanza affamata di tradizioni e storie da capire che qualcosa ancora qui non va. Sono anni che mi chiedo, davanti a feste patronali o eventi di valore solenne, dov’è la spiritualità che dovrebbe accompagnarci? L’unica speranza la ritrovo sempre nei più anziani (chissà come mai), come per esempio da una devota signora che alla vista della nostra Patrona Cittadina si alza con le sue poche forze dalla sedia a rotelle. Miracolo? No. Devozione e sentimento. Come devozione e sentimento è quello dei tanti cittadini che al passaggio della Santa Patrona inchinano il capo e si fanno il segno della croce. Ma gli altri Mesagnesi?
Proprio nel giorno di festa patronale sono rimasta sempre più allibita da come la gente, tutta, utilizzi questi eventi come passerella di inutile ostentazione. A questa si aggiunge l’impertinenza dei nostri benamati cittadini, da qui questo titolo che vagamente rimanda a qualcosa (o qualche libro, se si ha ancora la benedizione di leggere).
Perché dico tutto ciò? Perché faccio parte di un’associazione musicale che sempre, e da tantissimi anni, ha dato tanto alla città di Mesagne (di cui porta il nome, qualcuno lo ha dimenticato), ma non ha quasi mai ricevuto la giusta stima.
Gente che fa finta di dirigerci, gente che balla davanti a noi, gente che ci urla addosso anche quando il silenzio dovrebbe essere la parola d’ordine, e, non per ultimo, gente che ci sorpassa o si dimena tra noi (con il rischio di farci male fisicamente e di rovinare strumenti che non sono proprio economici) solo per stare più avanti (puru ci la Matonna nci tai li spaddi). E sembra strano dal mio punto di vista, dato che la maggior parte del gruppo è composta da gente plurilaureata al Conservatorio o che sta studiando li. Ma, ancor prima, mi disgusta proprio la mancanza di educazione e di umanità.
Vorrei concludere questa mia lotta contro i mulini a vento con una frase che mi ha sempre accompagnata: “Una vera tradizione non è la testimonianza di un passato concluso, ma una forza viva che anima e informa di sé il presente.” (Ígor’ Fëdorovič Stravinskij) (p.s. un altro musicista, guarda un po’).
Con stima. Caterina Campana (nella foto).