Luca Solimeo (nella foto), di origini mesagnesi, lavora a Nairobi come Senior Adviser per Social and Behaviour Change nell’Ufficio Globale UNICEF per il continente africano. Ha oltre 20 anni di esperienza internazionale con le Nazioni Unite nella comunicazione per lo sviluppo, nel coinvolgimento delle comunità e nella risposta alle emergenze, con incarichi in diversi contesti, tra cui Angola, Timor Est, Mozambico, Libano, America Latina, Europa e Asia Centrale.
In Libano, dal 2020 al 2024, ha lavorato durante fasi molto delicate, contribuendo alla risposta al COVID-19, all’emergenza successiva all’esplosione del porto di Beirut nel 2020 e alla risposta legata al conflitto scoppiato nel 2023, con un’attenzione particolare alla comunicazione con le comunità, al contrasto alla disinformazione e al rafforzamento della fiducia tra istituzioni, servizi e popolazione.
Attualmente si occupa della riposta all’emergenza Ebola in Africa, dove con UNICEF e altri partner internazionali e locali, sta lavorando in una vera e propria lotta contro il tempo per rendere le comunità parte attiva della risposta, non semplici destinatarie di informazioni.
Il filo conduttore del suo lavoro è contribuire a costruire un legame di fiducia con le comunità, leader comunitari e religiosi, gruppi di giovani, per trasformare le evidenze sociali e comportamentali in azioni concrete. “Le epidemie non riguardano mai solo un virus – ci ha detto dall’altro capo del telefono – . Riguardano anche la paura, l’incertezza, la fiducia e la capacità dei sistemi di connettere le comunità con informazioni e servizi salvavita. Come Senior Global Adviser UNICEF per il Social and Behaviour Change per il continente africano, sto attualmente seguendo la risposta all’emergenza Ebola, con un focus particolare su comunicazione del rischio, coinvolgimento delle comunità e costruzione della fiducia. Scienza, vaccini, sorveglianza epidemiologica e servizi sono essenziali. Ma senza fiducia, anche le migliori misure di sanità pubblica rischiano di non raggiungere le persone e di non salvare vite. È per questo che il cambiamento sociale e comportamentale resta centrale nella preparazione e risposta alle epidemie: per fare in modo che le comunità non siano solo informate, ma ascoltate, coinvolte e parte della soluzione“.
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