Rose bianche, rametti di ulivo e alcune spighe di grano hanno impreziosito la bara di Carlo Giannini, il 34enne chef mesagnese ucciso in un parco in Gran Bretagna dove lavorava in un ristorante. Purezza, pace e rinascita per un giovane che aveva tanti sogni e tante speranze. Tutti infranti da una morte crudele nel cielo grigio di Sheffield, com’era grigio il cielo di Mesagne ieri pomeriggio. Una tragedia inspiegabile, alleviata dalla fede cristiana dei suoi genitori, Rosalba ed Antimo, dalle parole di conforto di don Pietro De Punzio che ha officiato il rito funebre, dal pellegrinaggio di una intera città rimasta sgomenta. Al fianco di mamma Rosalba, la figlia Francesca con il marito Andrea, i fratelli di Carlo, Marco e Stefano, la cognata Valentina e la fidanzata inglese di Carlo che ha voluto accompagnare il suo Carlo sino a Mesagne per l’ultimo viaggio. Una tragedia ma anche la speranza che la violenza non prevalga per non rendere inutile il sacrificio di Carlo.
L’ultimo saluto a Carlo Giannini
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