
Massimo Pasimeni (nella foto mentre in manette viene tradotto in carcere), alias “Piccolo Dente”, in video conferenza, proclama la sua innocenza. “Non avevo rancori verso Giancarlo Salati. Perché lo avrei dovuto far uccidere? Io con il mio passato avevo chiuso da quando, uscito dal carcere dopo 12 anni di detenzione, avevo deciso di cambiare vita e lavoravo con la ditta che gestisce i servizi cimiteriali di Mesagne per 700 euro al mese”.
Massimo Pasimeni, difeso dagli avvocati Marcello Falcone e Rosanna Saracino, è accusato di essere stato il mandante del barbaro assassinio di Giancarlo Salati, alias Menzarecchia, massacrato con un bastone di ferro nel caldo pomeriggio del 16 giugno 2010 nella sua abitazione di via Mauro Capodieci, nel centro storico di Mesagne. Salati morì il giorno dopo in ospedale a Brindisi. Con Pasimeni sono imputati Ercole Penna, alias Linu lu Biondu, Cosimo Giovanni Guarini, alias Maradona, Vito Stano e Francesco Gravina, detto Gabibbo.
Per sviare le indagini si fece circolare la voce che Salati sarebbe stato ucciso dai parenti di una ragazza di appena 16 anni di S. Pietro Vernotico rimasta incinta da Menzarecchia. Gli investigatori, però, non hanno mai dato credito a questa versione, come ha confermato l’ispettore Roberto Barone rispondendo alle domande del pm, Valeria Farina Valaori.
Il presunte mandante dell’efferato omicidio, dal carcere dove è rinchiuso, ha chiesto ancora una volta al Presidente della Corte d’Assise di Brindisi un confronto con i suoi accusatori, Massimo D’Amico ed Ercole Penna, “perché si capisca una volta per sempre – ha detto – chi è pentito davvero, io o loro”.
Ercole Penna, alias Linu Lu Biondu, attualmente collaboratore di giustizia, ha confessato al capo della Dda di Lecce, Cataldo Motta, che fu Massimo Pasimeni il mandante dell’omicidio in quanto la sua compagna Gioconda Giannuzzi, che in attesa di essere ascoltata come testimone attendeva in una saletta attigua mentre il marito rilasciava queste dichiarazioni, era stata la donna anche di Menzarecchia.