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“Accogliamo con favore un provvedimento che i cittadini e gli operatori attendevano da quindici anni. Le nostre congratulazioni e il nostro ringraziamento al Ministro Lorenzin, per l’impegno e la caparbietà con la quale ha perseguito un così importante risultato.” Così Giuseppe Milanese (nella foto) presidente di FederazioneSanità Confcooperative, ha commentato la definizione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza approvati nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri.
“In generale ci auguriamo che con questo atto si torni a parlare di qualità, innovazione e, soprattutto, di accessibilità alle cure e all’assistenza. Purtroppo su quest’ultimo punto – argomenta Milanese – i dati ci dicono che stiamo arretrando drammaticamente. Si stanno infatti ampliando le categorie di persone che non riescono ad usufruire delle cure o vi rinunciano a causa di situazioni di disagio economico. Questo crea disuguaglianza che, in un circolo perverso, aggrava ulteriormente le condizioni di salute e alimenta la povertà. E’ fondamentale quindi operare affinché i livelli essenziali siano garantiti a tutti e in tutto il Paese. Per raggiungere un simile obiettivo FederazioneSanità già da tempo ritiene imprescindibile una regia unitaria del servizio sanitario, a garanzia di un sistema di regole per l’accreditamento condivise a livello nazionale, che vincolino gli erogatori a rigorosi standard di qualità. Questo è il senso del lavoro del tavolo tecnico per la riorganizzazione dell’assistenza domiciliare integrata promosso dal Ministero della Salute – prosegue il presidente di FederazioneSanità – al quale come Confcooperative abbiamo preso parte. Le indicazione emerse in quella sede ci sembrano fondamentali per garantire ai pazienti non solo l’accesso a prestazioni ritenute essenziali, ma anche livelli qualitativi altrettanto essenziali. L’idea, infatti, che i cittadini abbiano diritto a servizi di qualità “variabile” a seconda della regioni in cui vivono è un’altra forma di disuguaglianza intollerabile, a cui è ora di porre rimedio ricorrendo anche a sistemi di misurazione e verifica degli esiti dell’assistenza”.
“Rispetto ai contenuti– osserva Milanese – ben venga l’aggiornamento dei nomenclatori della specialistica ambulatoriale e della protesica, con l’introduzione di prestazioni all’avanguardia e di ausili tecnologicamente avanzati, nonché la maggiore attenzione alla prevenzione, con l’estensione delle coperture vaccinali e degli screening. Sul versante sociosanitario il decreto non introduce novità epocali, ma valutiamo assai positivamente l’esplicita opzione a favore delle cure domiciliari come setting assistenziale da privilegiare, soprattutto a seguito di dimissione ospedaliera protetta, la netta distinzione tra ADI e cure palliative a domicilio, la definizione più analitica dell’offerta nell’area delle dipendenze, della salute mentale ed, in particolare, della neuropsichiatria infantile. Senza poi contare l’importante riconoscimento della farmacia dei servizi e del suo ruolo assistenziale, l’ampliamento del novero delle malattie rare e di quelle croniche, l’estensione delle relative esenzioni”.
“A questo punto – conclude Milanese – auspichiamo in un dialogo fruttuoso tra le regioni e il Governo per una piena e rapida attuazione del decreto.”