(di Andrea Pino, nella foto) Approfitto di questo spazio per esprimere le mie considerazioni in merito alla recente tornata amministrativa che si è svolta nella nostra Mesagne.
Seguo costantemente le vicende politiche mesagnesi da lontano poichè il lavoro e la vita mi hanno portato nella parte opposta dell’Italia, ma ciò non mi ha impedito di comprendere e valutare un po’ di aspetti.
Di recente ho trascorso a Mesagne proprio le due settimane precedenti le votazioni e come sempre, in quei giorni, l’argomento che più si sviscerava era abbastanza scontato, chi vincerà? Ce la farà Tizio? Ma l’altro? Io pur non dovendo votare, in quanto non residente, ho seguito con molta passione i dibattiti, gli incontri, i comizi di tutti i partiti, anche di quelli che non rispecchiano totalmente la mia identità politica. L’ho fatto perché credo sia giusto così, analizzare ogni punto di vista, anche se quel punto di vista proviene da una parte politica che non rappresenta la nostra ideologia, considerato anche che viviamo un contesto storico in cui proprio quelle ideologie sono in profonda crisi.
Comunque sia è il bello della politica, capire le ragioni, ascoltare esperti che propongono soluzioni concrete, inventarsi nuove strategie di risoluzione dei problemi, apprendere come, anche da giovani talenti, possa arrivare l’input che probabilmente gli “anziani” non hanno utilizzato o semplicemente non hanno voluto farlo. Questo è quello che ho fatto io e che purtroppo la stragrande maggioranza dei mesagnesi non ha fatto e forse non farà mai.
Comunque sia è il bello della politica, capire le ragioni, ascoltare esperti che propongono soluzioni concrete, inventarsi nuove strategie di risoluzione dei problemi, apprendere come, anche da giovani talenti, possa arrivare l’input che probabilmente gli “anziani” non hanno utilizzato o semplicemente non hanno voluto farlo. Questo è quello che ho fatto io e che purtroppo la stragrande maggioranza dei mesagnesi non ha fatto e forse non farà mai.
Negli scambi di opinione in strada con amici , conoscenti e non, alla consueta domanda, “chi voterai?” La risposta era sempre la stessa : “aggià vutà Tiziu pircè è nnu bravu cristianu”, oppure, “aggià vutà Caiu pircè è nn’amicu e si metti sempri a disposizioni!” Non uno che avesse risposto, voglio votare quel candidato perché ha quei due/tre punti nel programma che ho approfondito e che considero molto interessanti.
Ecco, io credo che motivazioni di questo tipo non portino e non porteranno mai risultati concreti. Finchè ci sarà questa concezione del voto come scambio di affetto o simpatia nei confronti dell’amico candidato e finchè non si maturerà una solida coscienza politica, informata su quelli che sono i problemi e le soluzioni, la malattia e la cura, allora no, quel famoso CAMBIAMENTO di cui tutti si sono riempiti la bocca in campagna elettorale, rimarrà un’utopia. Il voto rimane ovviamente libero.
Così come sfido chiunque a scommettere sul fatto che tutti i mesagnesi conoscessero dettagliatamente i percorsi di vita e professionali dei cinque candidati, e di come le esperienze maturate in quei percorsi potessero essere più o meno vicine, nel merito, al governo di una città. Non credo. Così come non credo che tutti i mesagnesi conoscessero dettagliatamente i programmi elettorali.
Tutti gli esponenti hanno finalizzato la loro eventuale vittoria al tanto desiderato CAMBIAMENTO. Dunque “cambiamento” vuol dire mutare, modificare, trasformare qualcosa che è stato realizzato e che evidentemente non ha avuto il successo sperato, o non è piaciuto affatto. Ma ho avuto la sensazione che questo “cambiamento” abbia rappresentato la bandiera issata di coloro che ,pur avendo già avuto modo per molti lustri di dare prova delle proprie doti in materia di cosa pubblica, si sono riproposti, dopo un veloce restyling nelle facce ma non nelle braccia, per cambiare ciò che essi stessi avevano realizzato. Ha senso?
Questa sarebbe una bella domanda da fare ai Mesagnesi.
Seconda domanda: per cosa i cittadini mesagnesi ricorderanno gli ultimi vent’anni di amministrazione? Eppure qualcuno avrà pur votato negli anni per quel “cambiamento”.
In queste elezioni non si è avuto il coraggio di credere ad un’alternativa nuova, fresca, ambiziosa ma concreta, con un bagaglio di esperienza tale da rompere gli schemi, con facce veramente nuove ma non meno capaci o preparate di chi conosce meglio i corridoi del palazzo di quelli di casa propria. Si è preferito crogiolarsi in un passato rinfrescato da piccoli sprazzi di fiori nuovi, ma vecchio nei metodi e nei giochi; si è preferito chiudere gli occhi di fronte agli opportunismi politici, di fronte ad avvenimenti per cui tutti sono sempre bravi a lamentarsi ma quando si arriva nell’urna..”eh, quandu foi si mittiu a disposizioni..”, si è rimasti immobili davanti ai cambi di casacca… ma si… “….è nn’amicu e nc’amma ddà lu votu”, non si è battuto ciglio di fronte a strette di mano “imbarazzanti” tra signori con storie e percorsi politici più che opposti, ci si è piegati di fronte ad un potere consolidato nei decenni e che viaggia davanti agli occhi e alle promesse di generazione in generazione. Si è votato per appartenenza, per colore, ad occhi chiusi. Ormai, però, abbiamo un vincitore a cui porgo i miei più sentiti auguri, quindi queste parole rimangono libere e semplici considerazioni, alea iacta est. La mia critica, infatti, non si rivolge ai candidati, uomini e donne rispettabilissimi, ma a certi metodi e ad una certa mentalità diffusa, oggetto di revisione proprio di quella alternativa ignorata.
Concludo provando a scomodare qualcuno che circa 2500 anni fa diceva “ Ogni popolo ha il governo che si merita”. Credo proprio che quel qualcuno avesse ragione.
Aristotele lo ha scolpito nella pietra e Churchill 70 anni fa circa lo ha ribadito: il governo è costituito da chi scegliamo noi che abbiamo la fortuna ancora di poter scegliere e che non sappiamo utilizzare lo.strumento della democrazia alternando con le nostre scelte chi deve gestire la cosa pubblica. Mi si perdoni il termine ricorrente”scegliere”, ma è questa l’operazione che non abbiamo la maturità politica di eseguire. Fare una scelta presume che uno valuti le esperienze precedenti e che opti tra le offerte possibili: ma i mesagnesi credo che non abbiano fatto tutti.questi ragionamenti legati come sono agli antichi… Leggi di più »
Scusa la contraddizione in termini (premetto io non lo ho votato e MAI lo voterei!! Nonostante mi possa riconoscere in molte idee di Sinistra) quando dici che al neo eletto sindaco spetta il compito di smentire i tanti delusi… vuoi dire i pochi delusi…. (é stato eletto con una forte maggioranza..) Quindi desumo che la maggiorparte ne sia felice… Personalmente ritendo che un medico che voglia fare il politico sia una stortura… Se uno ha scelto la medicina ( anche se fa solo il medico di base) come puo´pensare anche lontanamente di chiedere l´aspettativa per fare il Sindaco (se uno… Leggi di più »
Caro Andrea condivido ogni tuo passaggio.Non sarà facile cambiare questa cultura.Nel frattempo i Like sui social si sprecano.Non avendo nulla da eccepire sulle qualità della persona eletta, spero che cambi veramente qualcosa.Vedremo, ma io per adesso nutro forti dubbi….quel 55% di astensione dice il resto.Saluti
Da buona cittadina anche quest anno sono andata a votare con la voglia e la speranza di un vero cambiamento.. pensando che gli stessi sentimenti fossero uguali per la maggior parte dei Mesagnesi.. ed invece eccoci qui a continuare a sperare .. almeno per me.. che le cose cambino davvero.
Andrea: Analisi ineccepibile. Contenuti e valutazioni che potrebbero essere estesi all’italiano medio…
Stefano: Medico – Sindaco…spero vivamente per Mesagne che i risultati siano diversi rispetto all’esperimento romano. A Roma l”‘allegro chirurgo” ha dato il colpo di grazia ad un malato terminale. Roma, anche per colpe altrui e per scellerate politiche nazionali, oggi è ridotta ad un campo profughi. Un urinatoio a cielo aperto
dico i molti delusi perché ritengo che pur avendo avuto tanti voti, una vittoria con tanti astenuti lo sia solo in termini aritmetici. l’analisi intelligente del voto non depone a suo favore.
Bell’articolo: pulito e riflessivo.