Pompeo Molfetta anche ieri sera ha confermato di avere una mente estremamente prolifera divertendo il numeroso pubblico accorso nell’atrio del castello per sentire dalla sua viva voce, prima di acquistare il suo libro e leggere le sue “Storie Screanzate. Pompeo, nonostante sia alle soglie della pensione, ha ancora tanta energia che vuole investire. E chissà quanta ne avrà quando smetterà il camice bianco di medico. La sua vita é stata ricca di passioni: il calcio, ha scritto per il teatro, ha suonato con i suoi amici rockettari e lo continua a fare sui social, ha fatto il politico e il sindaco. Una vena inesauribile, “un pozzo speriamo senza fondo” ha detto, segue il suo istinto creativo sin alle prime luci dell’alba “che ha un sapore particolare, “quasi per trovare un senso alla vita“. Che poi non c’é l’ha. Storie di vita vissuta, ambientate in gran parte nella vicina Basilicata, Calabria Puglia. Le storie del Sud Italia, della stessa Mesagne. Il nostro Sud. Quel sacrestano di Pietrapertosa quasi fosse Ntognu Pia. Ha scritto della morte “un fenomeno stramaledettamente naturale”, del collezionista di orologi ci ricorda don Guglielmo di via Luca Antonio Resta, di fronte all’orinatoio pubblico del centro storico. Ieri sera ha ricordato i suoi pazienti, quelli che ogni giorno rompono “e che ti devi sorbire“. Tanti scorci di vita vissuta che gli vengono in mente da un momento particolare, da una frase, da un episodio, da un culacchio che fissa nella mente e poi all’alba fisse sulla carta.
Pompeo Molfetta, “Storie Screanzate”, scorci di vita vissuta
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