Lo avevamo scritto. Quando un genitore residente in via Cadore aveva vietato al figlio di frequentare Parco Potì e lo mandò “in esilio” presso alcuni parenti a Lecce; quando lo stesso genitore intervenne contro gli amici del figlio rischiando una denuncia. Lo scrivemmo quando raccogliemmo lo sfogo di alcuni residenti del quartiere che lamentavano lo stato di insicurezza dell’intera area. “Nel parco – ci dissero – sono sempre di meno le famiglie che portano i loro bambini. Durante il giorno è diventato punto di ritrovo di pseudo bulletti, di 13-14 anni (la notte anche più grandi ndd), che bullizzano tutti i ragazzini che vogliono andare al parco ma che non ci vanno più perché gli viene intimato di non andarci in quanto il parco è di loro proprietà”. Lo scrivemmo quando un residente segnalò i continui schiamazzi notturni, di una ragazza stramazzata a terra dopo aver assunto sostanze stupefacenti. Scrivemmo anche della lettera dei residenti inviata lo scorso anno al Sindaco e al Prefetto per denunciare il problema. “Si prendano i dovuti provvedimenti – scrivemmo – altrimenti questa estate andrà a finire male. Chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico prenda al più presto i dovuti provvedimenti”. Adesso, dopo la rissa e l’aggressione ad un giovane (peraltro estraneo ai fatti accaduti) a seguito di una spedizione punitiva da parte di un gruppo provenienti da Brindisi-Tuturano per lavare l’onta subita da un loro amico il giorno prima in un bar di via Marconi, è scattato allarme. Solo adesso il sindaco Matarrelli dispone un pattugliamento del parco da parte della Polizia Locale; solo adesso il Pd con un comunicato parla di pericolo sicurezza pubblica. I poliziotti della locale Commissariato indagano e sarebbero già in possesso di nomi e cognomi dei soggetti coinvolti nella rissa. Dopo, però, non si dovrà allentare la morsa. Il problema sicurezza in città esiste, non riguarda solo Parco Potì e il Centro storico, per cui va monitorato costantemente potenziando mezzi e uomini.
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