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29 maggio 1985-29 maggio 2017: 32 anni dopo. Morirono 39 persone, di cui 32 italiani. Franco Galasso (nella foto) 61 anni, dipendente comunale, quel giorno era allo stadio Heysel di Bruxelles. Tifoso della Juventus, aveva da qualche mese fondato il club Juventus a Mesagne grazie al quale aveva potuto acquistare un pacchetto di biglietti per andare a Bruxelles ad assistere alla finale di Coppa dei Campioni (com’era chiamata allora) contro il Liverpool. Sul un volo charter in partenza da Brindisi assieme a lui salirono Salvatore Pisani,
titolare del bar Carmine, Raffaele Rosato, insegnante di scuola elementare, Daniele Librato, Bruno e Alberto Guarini che, purtroppo, perse la vita a seguito degli incidenti provocati dagli holligans inglesi. Franco lo abbiamo incontrato ieri pomeriggio. “Proprio a quest’ora (sono circa le ore 19) ci avviamo allo stadio. I cancelli erano stati aperti alle ore 18.30. Assistevamo ad una partitella tra bambini; i tifosi inglesi – molti dei quali ubriachi -, tifavano per i bambini che indossavano la maglia rossa; noi italiani per i bambini in divisa bianca. Improvvisamente iniziò un fitto lancio di pietre che era facile staccare dal selciato del vecchio ed inadeguato stadio controllato da appena una decina di poliziotti a cavallo. Non so dire chi iniziò la provocazione. Ad un certo punto vedemmo un tifoso inglese con il volto pieno di sangue: probabilmente era stato colpito da una pietra. Gli inglesi iniziarono a premere sulla rete che divideva i due settori; ci fu un fuggi fuggi generale, persone che cadevano e sulle quali correvano altre persone. Io tra questi. Non caddi con il rischio di restare schiacciato grazie a Salvatore Pisani che mi tirò per un braccio. Nella calca persi una scarpa; corsi verso gli ultimi gradini della gradinata e arrampicandomi sul muro di recinzione saltai fuori dallo stadio. Corsi a perdifiato: i bar ed i locali erano stati chiusi per paura. Grazie ad un tassista arrivai in una pizzeria gestita da italiani di Ascoli che mi fecero telefonare a casa per assicurare tutti che stavo bene. Mi avviai verso il pullman che ci aveva portati dall’aeroporto e aspettai che arrivasse l’autista per mettermi in salvo. Ripartimmo da Bruxelles alle 1.30 di notte e Raffaele Rosato, che era stato ricoverato e poi dimesso, mi disse che Alberto era molto grave.
32 anni dopo? “Sono tornato allo stadio perché sono appassionato. Per 3-4 anni rifiutai di assistere ad una partita di calcio. Poi la vita continua, il tempo per fortuna lenisce il dolore ma il ricordo e la cicatrice li porto sempre dentro di me stampati a fuoco”.
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