di Ermes De Mauro – ‘’Omnia fert aetas, animum quoque!’’, dice Virgilio nella IX Egloga.
A noi piace, invece, che non sempre è così, forse perchè il ricordo delle persone care scomparse rimane indelebile nel cuore dei superstiti, specialmente quando quelle, al termine della parentesi terrena, abbiano lasciato ai parenti e agli amici una memoria densa di affetti, testimonianze, vincoli che vanno oltre la fredda quotidiana materialità per assurgere a sentimenti duraturi di rara dolcezza.
La mia famiglia è stata sempre legata, e lo è ancora molto, a quella di Beppe, a tal punto che mio padre tutti gli anni il 4 agosto faceva giungere sul sepolcro di Beppe un fascio di rose a testimoniare il ricordo di un giovane bellissimo e di rare virtù, strappato crudelmente alla vita dalla implacabile violenza del mare.
Quale dolore più grande, più inconsolabile può esserci di quello della perdita di un figlio? Certamente la fede ha aiutato non poco i genitori e le sorelle di Beppe a sopravvivere, ma si tratta pur sempre di labili sostegni dell’animo, che cementificano il dolore, col quale si vive in compagnia, per cui è sempre più attuale la domanda inquietante di Pasolini: ‘’A che serve la luce?’’.
Ricordo di Beppe Fongaro nel 60° anniversario della tragica scomparsa
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