A raccontare la sua storia è la mesagnese Monica Priore, del direttivo dell’associazione Diabete Italia. Lujain Nashwan (nella foto) é una 19enne palestinese affetta da diabete di tipo 1 che denuncia una crisi sanitaria nell’immane scempio della guerra su Gaza. Strazianti le sue parole: “Non lasciatemi sola”. Lujain é tra gli sfollati di Gaza City. Il suo è un grido per se stessa e per quanti come lei stanno rischiando di morire se non sotto le bombe per l’assenza di insulina. Lujain è in chetoacidosi, quindi in iperglicemia costante, una condizione clinica che, se non corretta, può condurre alla morte. A Gaza non c’è più insulina, né cibo né acqua pulita. Negli ospedali non distrutti mancano farmaci e dispositivi. Negli ultimi tre mesi Lujain ha resistito con somministrazione di prodotto scaduto e mal conservato. Trattandosi di un farmaco termosensibile, che nel passaggio di temperature perde la propria efficacia, l’insulina andrebbe mantenuta nei frigoriferi. I frigoriferi però non sono in funzione dati i continui black-out.
Diabete Italia lancia l’allarme ricordando che su 2 milioni di palestinesi che abitavano Gaza, sono circa 71 mila quelli affetti da diabete. Tra loro almeno mille soffrano del tipo I. Realisticamente sono almeno il triplo. Senza insulina si muore.
Priore riporta le testuali parole di Lujain. “Negli ultimi tre mesi sono stata costretta a usare insulina scaduta dal 2024. Le strisce per controllare la glicemia non esistono sul mercato e quando si trovano hanno prezzi proibitivi. Non ho mai avuto accesso a microinfusori né a sensori. La mia casa è stata distrutta e oggi vivo in una tenda, senza possibilità di conservare i farmaci in frigorifero a causa dei continui blackout. Dopo due anni sono riuscita a fare un’emoglobina glicata: era oltre l’11%. Vivo tra frequenti svenimenti dovuti a valori di glicemia fuori controllo. Ogni giorno è una battaglia per sopravvivere”. Questo quanto riferiva due giorni fa. Dopo l’invasione di terra di Israele, le operazioni militari in corso e gli ordini di evacuazione, insieme alla madre e alle sorelle è tra le 40 mila persone che si stanno spostando verso Sud.
Diabete Italia lancia l’allarme ricordando che su 2 milioni di palestinesi che abitavano Gaza, sono circa 71 mila quelli affetti da diabete. Tra loro almeno mille soffrano del tipo I. Realisticamente sono almeno il triplo. Senza insulina si muore.
Priore riporta le testuali parole di Lujain. “Negli ultimi tre mesi sono stata costretta a usare insulina scaduta dal 2024. Le strisce per controllare la glicemia non esistono sul mercato e quando si trovano hanno prezzi proibitivi. Non ho mai avuto accesso a microinfusori né a sensori. La mia casa è stata distrutta e oggi vivo in una tenda, senza possibilità di conservare i farmaci in frigorifero a causa dei continui blackout. Dopo due anni sono riuscita a fare un’emoglobina glicata: era oltre l’11%. Vivo tra frequenti svenimenti dovuti a valori di glicemia fuori controllo. Ogni giorno è una battaglia per sopravvivere”. Questo quanto riferiva due giorni fa. Dopo l’invasione di terra di Israele, le operazioni militari in corso e gli ordini di evacuazione, insieme alla madre e alle sorelle è tra le 40 mila persone che si stanno spostando verso Sud.
Diabete Italia cerca di agevolare contatti sicuri nei pochi presidi ospedalieri della striscia, ma la situazione è sempre più difficile. Manca internet, ricaricare il cellulare sta diventando impossibile. Diabete Italia chiede al Governo Italiano di attivarsi per corridoi umanitari e alle ONG, OMS e Croce Rossa di “inserire i pazienti con diabete di tipo 1 tra quelli prioritari nelle evacuazioni”. Si rende immediatamente disponibile “a coordinare l’accoglienza sanitaria in Italia. Il diabete di tipo 1 non aspetta la fine di una guerra. Non si può permettere che bambini e giovani muoiano solo perché la loro malattia cronica non trova spazio tra le priorità degli aiuti.