Danilo Destino (nella foto) , mesagnese, domani 34 anni, papà di un maschietto di 2 anni (ad ottobre è in arrivo una femminuccia) vigile del fuoco in servizio al comando di Bari, è stato tra i primi soccorritori accorso sul tratto ferroviario Corato-Andria. Per 12 anni precario, da 2 anni finalmente è diventato effettivo. Ieri era Mesagne, dove vive. Fa il pendolare con Bari. Danilo questa mattina è a Bari. Ha ripreso servizio alle 8. Il lavoro del vigile del fuoco è duro, rischioso, difficile. Danilo in 14 anni ha vissuto molti momenti difficili “ma quella vissuta l’altro ieri è stata un’esperienza che non dimenticherò mai – dice -. Una strage. I cadaveri erano sparsi dappertutto. Noi siamo abituati a vedere scene molto difficili, ma posso dire che tutti noi, tutta la squadra dei soccorritori siamo rimasti toccati perché è stata una esperienza molto, molto forte. Abbiamo lavorato con un caldo tremendo, oltre 40 gradi, la terra bruciava, gli alberi tremavano. Una visione agghiacciante che non è stato facile affrontare”. Danilo è stato tra i primi ad arrivare sul posto della tragedia. Ha portato sul posto un’autogru; è abilitato alla guida di mezzi speciali. Era difficile arrivare sul posto tra la campagna dove non ci sono strade. Con un’autogru che pesa 40 tonnellate ha fatto salti mortali per arrivare. Ha lavorato sino a
tardissima serata quando sono arrivati tutti i comandi per dare supporto alle squadre che da mezzogiorno erano impegnati sul posto. “Dopo una giornata così a fine turno sono corso a casa per abbracciare mia moglie e mio figlio”. Antonio non è riuscito a dormire. “Quando vedi simili scene strazianti, il giorno dopo è più difficile. Quando sei sul posto cerchi di dare tutto. Poi il giorno dopo senti dentro un vuoto incredibile. Siamo soccorritori, diamo la vita per salvare le persone, ma siamo anche uomini, padri di famiglia e pensiamo ai nostri cari. Siamo stati una squadra molto unita, tutti nessuno escluso abbiamo dato il massimo. Ci sono stati colleghi che ad un certo punto sono venuti meno per il grande caldo, ma la spinta e la voglia di trovare un ferito, di sentire un lamento per salvare una vita è stata più forte. Dovevamo portare fuori dalle lamiere contorte gente che ancora poteva essere salvata. Abbiamo dato tutto, sino allo stremo delle forze. Nessuno di noi, quando sono arrivati i colleghi per il cambio, voleva andare via. Un collega che con l’elicottero è arrivato per primo ha potuto salvare un bambino che stava sotto la nonna che era morta”.
Nel momento in cui scriviamo Danilo è sul posto di lavoro. La vita continua, deve continuare. Ma non si deve dimenticare.
Strage ferroviaria. “Sono stato all’inferno”. Testimonianza di un vigile del fuoco mesagnese
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