Si é conclusa l’inchiesta della Procura di Brindisi sulle presunte tangenti pagate a funzionari e dirigenti della centrale Enel di Cerano. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato emesso nei confronti di otto persone, cinque delle quali furono tratte in arresto il 5 maggio scorso. Sono indagati Luigi Giuseppe Palma, l’imprenditore di Monteroni che fornì le prime segnalazioni. Gli altri indagati sono Domenico Iaboni, Carlo De Punzio, Fabiano Attanasio, Vito Gloria, Nicola Tamburrano, tutti in servizio a Brindisi, Fabio De Filippo e Fausto Bassi, questi ultimi dirigenti Enel. L’accusa per tutti è di corruzione continuata per atti contrari ai doveri di ufficio. In cambio di denaro o di altre utilità, tra cui un’auto, una fotocamera e una telecamera, essi avrebbero certificato l’avvenuta esecuzione di lavori o autorizzato l’emissione di certificazioni risultate non veritiere, secondo quanto poi accertato dai militari della Guardia di finanza di Brindisi che hanno eseguito gli accertamenti. Al mesagnese De Punzio i pubblici ministeri contestano la tangente più alta: 154.972 euro, importo comprensivo di lavori che l’indagato avrebbe fatto eseguire nella sua abitazione con fatture pagate da Palma. Ci sarebbero stati acquisti di mobili e arredi, anche per giardino, operazioni di montaggio della pompa, posa in opera di pietra e basole per il piazzale retrostante e lavori di falegnameria. E ancora assegni intestati alla moglie (estranea all’inchiesta) e una carta di credito per 12.510 euro intestata all’imprenditore e usata da De Punzio anche durante le vacanze in montagna. Inoltre, secondo l’accusa, confermata dai due Pm, Gloria riceveva 22 mila euro circa. In particolare 2000 euro in contanti più un assegno di pari importo riconducibile alla moglie”. Gloria è stato consigliere comunale e segretario cittadino di Sel, mentre la moglie (estranea all’inchiesta) è stata assessore. Tamburrano, stando a quanto si legge negli avvisi notificati ai difensori, avrebbe “ricevuto un’auto, una Peugeot 308 del valore di mercato di 13 mila euro che gli veniva trasferita dall’imprenditore al prezzo dichiarato ma non corrisposto di 750 euro e successivamente rivenduta a cinquemila euro”. Tamburrano non avrebbe pagato i lavori di manutenzione, a carico dell’impresa, per 1.1.20 euro” nonché quelli di “riparazione di una pompa sommersa di un pozzo artesiano eseguiti presso la propria abitazione per 3.630 euro”. Complessivamente, l’utilità conseguita ammonterebbe a 9.750 euro. Ad Attanasio sono state contestate tangenti per 29 mila euro più assegni circolari e un telefonino Apple acquistato all’Euronics di Mesagne. Per Iaboni, l’importo contestato è di 14 mila euro.
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