Ci sono storie che devono essere raccontate anche se facendolo si assume il rischio di oltrepassare il delicato confine della riservatezza di chi questa storia l’ha vissuta. Ma va fatto, va assolutamente fatto affinché ogni singolo ricordo diventi prima un seme e poi, chissà, un frutto.
Nel provare a farlo mi riallaccio alle ultime frasi di una testimonianza recentemente pubblicata.
“Storia di dolore”, “storia di perseveranza”. Aggiungo che è una storia di chi ha avuto, fino alla fine, una straordinaria voglia di vivere e di chi alla vita si è attaccata in ogni modo.
Questa è anche una storia fatta di sguardi, di frasi, di messaggi.
È anche una storia di immagini e di momenti di una forza dirompente. Un’immagine, un momento, un abbraccio alla vita e a chi, come una roccia, l’ha sostenuta, coccolandola, negli ultimi momenti. Immagini e momenti che rimarranno scolpiti “sempre e per sempre” come il Cristo Velato
Questa è anche la storia di chi, trascinati dalla forza che Paola trasmetteva, ha lottato assieme a lei. Questa è anche la storia di un piccolo super eroe che ha spesso accompagnato mamma e papà in luoghi di sofferenza certamente non adatti a bambini nonostante si provasse, come nel film ” La vita è bella ” a trasformare un campo di dolore in un gioco.
Inevitabile che questa storia non faccia scattare la più profonda delle domande: “PERCHÉ”.
Impossibile darsi una risposta. Nel provare a farlo cito assieme 3 canzoni (Abbi cura di me, Un Senso e Sally)
“Non cercare un senso a tutto perché tutto ha un senso…. anche se questa storia un senso non ce l’ha….
Forse è proprio questo il senso del tuo vagare, forse ci si deve sentire alla fine davvero un po’ male.”……
GRAZIE PAOLA!