A Mesagne, intorno al 1533-34, arrivarono molte famiglie, da Corone, antica cittadina posta nella Morea, odierno Peloponneso, in Grecia. I Coronei, di rito greco-ortodosso, erano cittadini greci di discendenza albanese; la città di Corone fu sotto il dominio di Venezia già dal 1204, godendo appieno di questa posizione sia dal punto di vista sociale che culturale. Nel XVI secolo, assediati dagli Ottomani, i Coronei chiesero aiuto all’imperatore Carlo V che intervenne, portandoli in salvo, con una flotta di 200 navi capitanata dall’ammiraglio Andrea Doria, in Italia meridionale dove da tempo vivevano greci e albanesi sfuggiti alle scorrerie turche.
Così, molti Coronei, afferrando l’opportunità di lasciare la loro terra natale, sbarcarono a Brindisi, portando con sé le loro tradizioni, la loro cultura e la speranza di una nuova vita.
Tra coloro che si stabilirono a Mesagne, diverse famiglie si distinsero per censo e prestigio, ben s’integrarono anche attraverso un’accorta politica matrimoniale. Tra le più importanti c’erano gli Agrimi, i Bischetti, i Bischettini, i Cunavi, i Figuerra, i Musachi, gli Spada e i Tosches. Queste famiglie non solo si integrarono rapidamente con la popolazione locale, ma contribuirono anche al tessuto sociale ed economico della città, portando con sé sapienze agricole e commerciali.
Una delle trasformazioni più significative avvenne nella contrada Mondo Nuovo, un tempo conosciuta come “Lo Pitucchio”. La trasformazione dovette essere tale da far denominare la contrada con un appellativo che si richiamasse alla nuova condizione: e fu appunto ‘Mundu Nuevu’. inizialmente incolto e macchioso, divenne un simbolo di rinascita grazie all’operosità dei Coronei, che lo convertirono in fertile terra di uliveti, giardini e vigneti. L’abilità agricola e la conoscenza delle tecniche di coltivazione portate da questi immigrati trasformarono radicalmente il paesaggio, rendendo Mondo Nuovo un luogo di prosperità. Vi si rinvennero molte arche rotonde, utilizzate dai Coronei per seppellire i loro morti, che i proprietari dei fondi, successivamnete, hanno a volte utilizzato come vasche.
Dal catasto del 1753 risulta che, a quel tempo, don Ottavio Falces aveva in questa contrada molte colonie a vigna e ben otto palmenti.

Uno dei membri più noti di queste famiglie, fu Andrea Cunavi nato nel 1586 da Angelo Cunavi e Dianòra Tabetta. Grazie alla parentela con Gian Pietro Zullo, un celebre pittore, Andrea si immerse nell’arte, contribuendo al patrimonio culturale di Mesagne. Tra le sue opere, spicca la tela dell’Adorazione dei Pastori, che completò in collaborazione con lo zio Gian Pietro Zullo e Domenico Pinca. Inoltre, una copia del Cristo deposto dalla croce del Veronese, conservata nella chiesa di Sant’Anna, testimonia la sua abilità artistica.
L’immigrazione coronea non solo arricchì il patrimonio culturale di Mesagne, ma favorì anche un incontro di civiltà, creando un ambiente in cui diverse tradizioni si intrecciarono. L’influenza greco-ortodossa, unita alle usanze locali, contribuì a una ricchezza culturale senza precedenti, dando vita a una comunità vibrante, capace di prosperare nel rispetto delle proprie radici e in un continuo scambio di idee e pratiche.
Oggi, sebbene molte delle famiglie coronee siano scomparse, il loro spirito continua a vivere nell’anima di Mesagne. La Piazzetta dei Coronei, una volta Largo San Giorgio, rappresenta un tributo a un passato di esilio e immigrazione, un luogo dove le storie di speranza hanno trovato spazio per intrecciarsi. Qui, l’integrazione ha dato vita a un “Mondo Nuovo”, dove culture diverse si sono unite per costruire una nuova identità. Ogni angolo ricorda il coraggio di chi ha cercato rifugio e la forza di una comunità che ha saputo accogliere, dimostrando che il dialogo tra le culture può generare un futuro ricco di significato.