Eravamo andati a trovarlo a dicembre dello scorso anno. Lo intervistammo e Marco ci mostrò orgoglioso cosa era stato capace di mettere in piedi in via Carducci, di fronte all’ingresso principale della scuola elementare. Più che un panificio ci sembrò un “boutique” del pane, focacce, dolci, ecc. Poi si strinse nelle spalle e a bassa voce ci confidò: “Sono 4 mesi che sto pagando i costosi macchinari che ho acquistato senza poter incassare un euro perché la burocrazia italiana ci sta impiegando molto tempo per autorizzarmi ad aprire l’attività”. Montagne di perizie, di carte, di autorizzazioni che Marco in tutte le parti del mondo dove era stato non aveva mai dovuto preparare. Era scoraggiato ma, nello stesso momento fiero di aver raggiunto un sogno.
Marco, che conoscevamo da bambino alla scuola media Materdona e nelle giovanili di basket della Virtus Mesagne, per anni era stato in giro per il mondo dove aveva portato la sua esperienza acquisita dal padre, nel panificio di famiglia in via Manfredi Svevo.

Namtal Onuma
Marco ha portato a Mesagne la sua esperienza arricchita in giro per il mondo. In Thailandia stava bene: aveva sposato Namtal, aveva tre figli. Ma la nostalgia, la voglia di tornare nella sua terra, tra la sua gente prevalse e tornò portandosi moglie, figli e cognato.
L’altro eri, forse, avrà maledetto quel giorno che decise di tornare. Lo scorso mese finalmente ha iniziato a lavorare e forse qualcuno, vedendo quel bel negozio, potrebbe averle fatto delle richieste. Marco, probabilmente, non ha voluto sottostare e potrebbe aver rifiutato. L’altra notte mani ignote hanno imbrattato l’ingresso del panificio con una bomboletta spray scrivendo “Morto di fame”. Sono solo nostre supposizioni. Niente di più. Anzi ci auguriamo che sia stata opera solo di qualche buontempone. Sul brutto episodio stanno indagando le forze dell’ordine che sono a lavoro per prendere visione dei filmati di alcune telecamere della zona. Marco ha dichiarato ripartirà più determinato e forte di prima.
Questa mattina la visita del sindaco Matarrelli che gli ha portato la solidarietà sua personale e della città. Sarà sufficiente perché Marco chiuso nei suoi pensieri, non contini a ripetersi: “Ma chi me l’ha fatta a fare a tornare a Mesagne?”.
