La messa domenicale, nel corso del ‘900, era considerata nobile e veniva celebrata nella Chiesa Madre, tra le undici e mezzo e mezzogiorno. Questa celebrazione, con piena giustificazione, meritava l’appellativo di “nobile”, poiché vi assisteva la maggior parte delle dame dell’alta borghesia del paese. Esse, sia per comodità che per ostentazione, giungevano alla messa a bordo delle loro signorili carrozze.
Durante la funzione, le loro vetture sostavano nella suggestiva Piazza del Sedile, di fronte alla Chiesa. Si trattava di una mezza dozzina di carrozze, accompagnate da cocchieri in palandrana e berretto, e da maestosi cavalli dalle code mozze, spesso adornati di fronzoli. Questo spettacolo, sempre affascinante sebbene non del tutto nuovo, attirava l’attenzione del popolo riunito in gran numero nella piazza, in particolare durante la partenza, che avveniva più o meno simultaneamente, accompagnata dal pomposo scalpitare dei nobili destrieri.
Tra le dame che si recavano alla messa tarda in carrozza, spiccava donn’Amelia, ormai avanti negli anni ma ancora la signora per eccellenza del paese: simbolo di signorilità, ricchezza e lusso. Per i suoi compaesani, ella rappresentava un termine di paragone, un punto di riferimento; tanto che, quando qualcuna osava manifestare pretese di lusso e signorilità, si udivano commenti del tipo: «Ca ce sì Donna Amelia!»