Ciao, mi chiamo Lucia (nome di fantasia) Anche se il mio nome potrebbe sembrare insignificante, racchiude una storia profonda e complessa. Oggi mi sento una donna forte e serena, ma nel profondo del mio cuore porto una tristezza legata alla mia storia personale. Sono testarda e non mi arrendo facilmente nella mia ricerca delle mie origini, desidero scoprire chi mi ha dato la vita.
Da bambina ero felice e coccolata, con una mamma e un papà che mi amavano tantissimo, insieme a una zia materna affettuosa. Mi sentivo fortunata: avevo tre figure materne che mi facevano sentire amata. Ma crescendo, il mondo si è rivelato un posto complesso e spesso ostile.
All’inizio della scuola elementare, ho fatto le prime amicizie, alcune belle e altre meno. Cominciai a percepire un mondo vasto e intricato, e con esso arrivarono anche le prime ingiurie. Ricordo gli insulti che ricevevo: mi prendevano in giro dicendo che i miei genitori non erano quelli veri. Inizialmente non capivo, ma con il tempo ho realizzato che volevano ferirmi. Mi sentivo come un oggetto su cui scaricare accuse e calunnie.
La mia migliore amica mi suggerì di chiedere a mia madre la verità su ciò che dicevano di me. La sua risposta, che ricordo con emozione, fu un abbraccio forte forte da farmi sentire amata. Mi disse: “È vero che non sei figlia nostra, ma io ti amo come se fossi mia, perché ti ho scelta”. Le dissi che soffrivo quando mi chiamavano bastarda, ma la mia famiglia continuava a subire insulti, in particolare da alcuni parenti.
Un giorno d’estate, durante la festa della Madonna del Carmine, incontrammo una nipote che ci ignorò. Una delle mie zie le chiese perché non ci salutasse, e lei rispose con parole offensive. Non posso descrivere il dolore che provai in quel momento. Piansi senza freni, cercando di capire perché tanto disprezzo. Anche se le mie zie cercarono di difendermi, non volevo odio, desideravo solo pace.
Dopo un po’, mia madre si ammalò gravemente. Quando la trovai in ospedale, sentii il mondo crollare. Stavo per perdere la persona che amavo di più. Alla sua morte, le malelingue continuarono a giudicarmi, ma io non prestai attenzione. Volevo solo onorare la sua memoria.
Dopo qualche mese, conobbi un uomo meraviglioso che mi amò sinceramente. Nonostante gli ostacoli, ci sposammo, e oggi sono felice, madre di tre figli e nonna di cinque nipotini. Tuttavia, un pensiero costante mi accompagna: scoprire chi mi ha messo al mondo.
Ho iniziato le mie ricerche 53 anni fa, partendo dall’orfanotrofio. Scoprire il luogo di nascita è stato un piccolo passo, ma il documento rivelava solo il nome dell’ostetrica. Scoprii che ero nata da “una donna che non consente di essere nominata”. Questa realtà mi fece sentire insignificante, ma ho un marito che mi sostiene e mi consola.
Un giorno scrissi al giudice dei minori di Brindisi, che mi invitò nel suo ufficio. Gli spiegai che non volevo distruggere nulla, ma solo sapere. Volevo sapere se avevo fratelli o sorelle, e se la mia madre naturale fosse viva, avrei portato un fiore. Non cerco di cambiare nulla nella mia vita: ho già l’amore della mia famiglia. Ma conoscere le mie origini, prima di morire, sarebbe per me una grande felicità.
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