A Venezia, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ieri è stato presentato alla stampa il cortometraggio Puca, scritto e diretto dalla mesagnese Sara Scalera (a sinistra nella foto). Domani martedì 8 settembre, “Puca” vivrà la sua prima proiezione ufficiale veneziana. “Sapere che Puca è in competizione alla SIC è un’emozione indescrivibile” – ha commentato Sara -. E’ una storia che volevo realizzare da anni perché è legata alle mie radici e alle estati infinite degli anni ’90. Mi ritengo fortunata ad aver incontrato lungo il percorso di realizzazione del film gente meravigliosa e appassionata che ci ha creduto quanto me.”
Ambientato negli anni Novanta, “Puca” è un racconto di formazione tutto al femminile. Un pomeriggio d’estate, tre sorelle, il mare e l’apparizione di una sirena accompagnano il passaggio sottile e irreversibile dall’infanzia all’adolescenza. Lotti e Malibù escono di nascosto mentre i genitori dormono; la piccola Puca le segue e, sulla spiaggia, dice di avere visto una sirena. Da quel momento, realtà e immaginazione iniziano a confondersi, fino a trasformare una giornata apparentemente qualunque nella scoperta che qualcosa della loro infanzia è ormai destinato a restare indietro. Il film porta sul grande schermo per la prima volta le tre giovani attrici calabresi Annunziata Celeste Vadicamo, Elisa Rosaci e Ludovica Tassone. Il paesaggio, sospeso tra terra e mare, accompagna la storia diventandone parte integrante, in un dialogo continuo tra memoria, adolescenza e immaginazione.
CHI E’ SARA SCALERA E’ la parabola ostinata di una ragazza che ha imparato a proteggere i propri sogni con la disciplina, anche quando il mondo intorno le chiedeva di scegliere una strada più sicura. Crescere in una realtà di provincia come Mesagne significa spesso muoversi lungo binari già tracciati. Per anni, il cinema è rimasto un desiderio ardente, coltivato sottotraccia e contro ogni parere scettico di chi vedeva nell’arte un’illusione priva di garanzie. Con ammirevole maturità, Sara ha scelto di non spezzare il legame con la famiglia e di rassicurare i propri genitori: ha studiato, si è applicata sui libri di scienza e su è laureata in Farmacia, dimostrando a tutti di saper portare a termine un percorso complesso e di responsabilità. Ma la professione dietro il banco di una farmacia a Roma non ha mai spento il fuoco della regia. Finiti i turni di lavoro, tra camici bianchi e orari serrati, ogni momento libero è diventato lo spazio in cui far crescere le proprie storie. Con il duro lavoro di chi non aspetta scorciatoie, ha studiato il linguaggio della pellicola, ha cercato sostenitori, ha coordinato maestranze e ha girato Puca nei paesaggi aridi e magici della Calabria. L’arrivo a Venezia non è stato un miracolo improvviso, ma il risultato di sacrifici silenziosi.