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Dal crimine alla laurea. Una storia di chi sta trascorrendo parte della sua esistenza dietro le sbarre è quella di Francesco Argentieri (nella foto) alias Francisconi. “Una delle tante – dice la mesagnese Serena De Nitto (a sinistra nella foto), psicoterapeuta-criminologo, funzionaria del Ministero della Giustizia che, pur non conoscendo il caso nei particolari, ci ha tenuto a spiegare che “uno spiraglio di rinascita, redenzione, metamorfosi è venuto a Francesco se ha scelto di preparare la tesi “La sfera pubblica: il carcere come progetto sociale”. Francesco attraverso lo studio ha avuto la possibilità di riscoprire la propria identità ed ha utilizzato questo tempo di attesa come una risorsa”. Non sono rari i casi di detenuti che dalle pagine di libri senza tempo o dai colori di una tela, riscoprono se stessi. In questi contesti si ha la prova concreta che una trasformazione del sé è possibile, anche quando si vive in un contesto carcerario. Una trasformazione che richiede tempo, dolore, confronto. I mezzi non sono tanti. Ma spesso c’é il paradosso che la mancanza di mezzi può favorire la creazione di rapporti umani, sollecitati dalla ricerca di bellezza in un luogo desolato e avvilente. Francesco Argentieri, detenuto nel carcere Rossano Calabro, ritenuto penitenziario di Alta Sicurezza, è ritenuto un componente della Sacra Corona Unita ed è accusato di omicidio di stampo mafioso per essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di avvenuto 29 anni fa.
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