Fonte Wikimedia.
ATTENZIONE come vi descriveremo è DROGA (OPPIO)!
Il papavero da oppio (Papaver somniferum) è una pianta a fiore appartenente alla famiglia Papaveraceae. Il nome scientifico sottolinea le proprietà dovute all’azione di vari alcaloidi, principalmente la morfina, presenti nell’oppio grezzo, una sostanza lattiginosa secreta dalla tipica capsula seminifera che caratterizza il genere Papaver. Era molto usata nella medicina popolare per curare tosse, diarrea e dolori vari. Un uso molto comune, soprattutto nel Sud era per lenire le coliche intestinali nei lattanti e per tenere calmi i bambini irrequieti quando i genitori lavoravano nelle campagne. Il nome comune nel mezzogiorno per il Papaver somniferum è “papagna” o “papagno”. I nostri nonni ne facevano un uso smodato senza sapere le conseguenze a cui andava incontro a chi lo somministravano. E’ stato utilizzato per secoli come analgesico, sedativo della tosse, contro la diarrea, contro le coliche, un po’ contro tutti i malanni. Da maggio e per tutta l’estate, dei papaveri con i petali viola più alti e più forti dei papaveri normali a petali rossi, venivano raccolte le capsule riunite a mazzetto e messe ad essiccare al riparo dall’umidità. Papaveri «alti alti alti», per dirla alla Nilla Pizzi, con i fiorellini rossi e viola. All’occorrenza, le capsule ormai secche venivano messe a bollire in acqua; poi filtrando l’acqua si otteneva l’infuso. Uno dei bimbi piangeva per il mal di denti? Gli davano questa papagna e via a letto. Sparito il mal di denti e sparito il bimbo (o meglio, il suo pianto) per tutta la notte.
Un altro piangeva solo per un capriccio? Papagna anche per lui, capricci sedati e bambino pure. Non si beveva a tazze o tazzine come qualunque altro infuso ma a gocce. La forma più curiosa di assunzione era lu “pupiddu”: una specie di ciuccio rudimentale fatto in casa avvolgendo una pallina di zucchero bagnata con poche gocce di infuso in una pezzuola di tela. Oppure si dava da succhiare un pezzo di lino bianco imbevuto di gocce di papagna, insieme a latte e miele, giusto per mascherare il sapore amaro ed orrendo. Come testimonianza personale, mia nonna mi raccontava di alcuni bambini che rimanevano addormentati per due o tre giorni per qualche goccia di infuso in più, lasciando così maggior tempo libero ai genitori. Le dosi esatte non erano mai pesate, si faceva a occhio. Qualche volta, appunto, non andava troppo bene. Il Papaver somniferum fu importato in seguito alla occupazione militare dell’Impero Ottomano, in Austria; con la estensione successiva dell’Impero Austroungarico nel nord Italia, il papavero fu introdotto per usi decorativi ed alimentari (semi tostati su pane e torte dolci). Nel Wienerwald (Austria) i semi di Papaver tostati sono usati per produrre un olio commestibile molto pregiato.
- I semi tostati sono usati come alimento: spezie (su pane e torte dolci), e olio
- il lattice uscente del pericarpo immaturo inciso (oppio) come materia prima di farmaci e stupefacenti, in particolare la morfina.
L’oppio contiene ca. 25 alcaloidi; i più importanti sono Morfina, Codeina, Papaverina, Noscapina e Tebaina. La capsula, tonda e grossa, contiene numerosi semi, privi di alcaloidi. Questi sono spesso utilizzati in cucina, in particolare nei paesi dell’Europa dell’Est, per aromatizzare i pani e le pasticcerie o per la produzione di oli alimentari e industriali (colori, saponi). I residui sono usati come mangime per animali. E’ stato utilizzato per secoli come analgesico, sedativo della tosse, contro la diarrea, contro le coliche, un pò contro tutti i malanni. Da maggio e per tutta l’estate, dei papaveri con i petali viola più alti e più forti dei papaveri normali a petali rossi, venivano raccolte le capsule riunite a mazzetto e messe ad essiccare al riparo dall’umidità. All’occorenza, le capsule ormai secche venivano messe a bollire in acqua; poi filtrando l’acqua si otteneva l’infuso. Uno dei bimbi piangeva per il mal di denti? Gli davano questa “papagna” e via a letto. Sparito il mal di denti e sparito il bimbo (o meglio, il suo pianto) per tutta la notte. Un altro piangeva solo per un capriccio? “Papagna” anche per lui, capricci sedati e bambino pure. Non si beveva a tazze o tazzine come
qualunque altro infuso ma a gocce. La forma più curiosa di assunzione era lu “pupiddu”: una specie di ciuccio rudimentale fatto in casa avvolgendo una pallina di zucchero bagnata con poche gocce di infuso in una pezzuola di tela. Oppure si dava da succhiare un pezzo di lino bianco imbevuto di gocce di papagna, insieme a latte e miele, giusto per mascherare il sapore amaro ed orrendo.
ATTENZIONE E’ DROGA!.
Piante difficili da estirpare. Pur bonificando le aree, i semi di papavero che rimangono sul terreno, possono dare nuovi frutti. Capita spesso, infatti, che in terreni dove la finanza ha fatto pulizia, qualche tempo dopo, qualche papavero sia spuntato di nuovo. Papaveri, di quelli «alti alti alti», appunto.
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