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I carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni hanno arrestato Giuseppe Diamante (nella foto), pregiudicato 38enne di Mesagne ma residente a Latiano. Diamante é ritenuto responsabile, in concorso, dei reati di danneggiamento, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi clandestine. E’ accusato di aver collaborato con il complice Antonio Di Cataldo, ucciso dal padre nel corso di una lite famigliare, lo scorso maggio 2016, nel compiere un atto intimidatorio nei confronti della madre di un pregiudicato, in stato di detenzione. L’atto sarebbe da ricondurre alle vicende giudiziarie del figlio e, nella circostanza, i due avevano esploso 6 colpi di pistola all’indirizzo della porta dell’abitazione d’ingresso dell’abitazione della donna. Gli investigato sono arrivati a Diamante e al complice grazie alle immagini di un impianto di video sorveglianza presente nella zona. Inoltre grazie alle analisi tecniche del Ris è stato accertato che la pistola che aveva ucciso il Di Cataldo era la stessa usata per compiere l’atto intimidatorio. Nelle immagini del video riprendono la massiccia figura di Diamante, comprese le braccia con vistosi tatuaggi, nel mentre faceva da “palo” all’azione di fuoco, compiuta dal suo amico. All’identificazione di Diamante si è giunti anche utilizzando le indagini trovate su un noto social, in particolare grazie a una sua foto che lo ritrae con indosso la stessa maglietta usata la notte del delitto. Altri elementi sono stati forniti dai contatti telefonici tra i due poche ore prima del danneggiamento. La svolta nell’indagine è stata data proprio dal tragico evento del 26 luglio 2016 quando a Latiano fu ucciso Antonio Di Cataldo dal padre Cosimo nel corso di una lite. L’autore dell’omicidio quella sera usò una pistola Smith & Wesson cal. 38 illegalmente detenuta dal figlio. Giuseppe Diamante, dopo le formalità di rito, è stato tradotto presso la casa Circondariale di Brindisi.
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