La prima parola ad essere composta dal bicchiere fu proprio Azazel.
Il cuore dei giovani smise di battere.
Non potevano in alcun modo ritrarsi da quell’aggeggio infernale. Un potere oscuro li bloccava. Paura e curiosità iniziarono a graffiare sensualmente le fantasie più recondite dei ragazzini.
Il bicchiere continuò a sfrecciare sui simboli esoterici impressi sul piano magico.
Il demone era ormai giunto all’interno della camera. I ragazzi non si voltarono per guardarlo. Sembrava che l’entità fosse invisibile. Attraverso il movimento del bicchiere fece sapere loro che dovevano chiamarlo per nome, di invocare il suo nome. A turno. Uno per volta.
Solo in quel modo avrebbe potuto esaudire ogni desiderio immaginabile. E inimmaginabile.
Iniziò Michael: Azazel. I denti del ragazzo battevano come se la nuca gli fosse stata trafitta da una lama di ghiaccio; paura ed eccitazione gli scorrevano, fondendosi l’una nell’altra, nelle vene pulsanti e calde.
Lo stesso fecero Scott e Jimmy. Anche loro furono colti da un’inspiegabile e quasi ebete e malsana euforia.
Arrivò il turno di TJ.
Il ragazzo restò in silenzio. Con aria meditabonda, inspirava ed espirava aria putrida.
Gli amici iniziarono a lanciare sguardi torvi. Sembrava che i tre fossero lì, pronti a sbranare una preda. Sguardi provenienti dagli occhi neri come l’oscura notte a trafiggere il muto compagno.
I loro corpi s’irrigidirono. Come tre piccole sfingi umane, i ragazzi rimasero immobili. In attesa. Una rabbia atavica aveva modificato le loro espressioni.
-Avanti… cosa aspetti? Disse Scott leccandosi le labbra. La lingua strisciava viscida da un’estremità all’altra della bocca digrignata. Continuamente.
TJ non voleva farlo. Sapeva, dentro di sè, che c’era qualcosa di sbagliato in quella situazione.