-Forza brutto idiota. Le mani dei tre ragazzi si staccarono dalla tavola ouija e fulminee si mossero nella bieca semioscurità per colpire il corpo dell’amico.
Fu in quei concitati attimi che TJ capì di non avere altra scelta: urlò, così, il nome del demone.
Azazeeeeeeeeeeeeeeel!
Improvvisamente, una forza enorme esplose dall’ angolo più buio della cameretta gelida.
I tre ossessi furono catapultati in aria. Volarono via librandosi come palle da tennis dotate di membra. I loro corpi furono sbattuti sul soffitto della camera e caddero pesanti sull’amaro pavimento.
Solo TJ non fu colpito dall’improvvisa esplosione di energia. Rimase seduto a fissarsi le mani abbandonate sul grembo; lo sguardo fisso nel nulla, il capo morto sul collo e le spalle che si muovevano, come singhiozzanti, mentre una risata terribile riecheggiava nella casa spenta. Silenziosa.
-Stronzetti, il vostro amico è stato l’ultimo a chiamare il mio nome. Il suo corpo ora mi appartiene… solo questo lo terrà in vita… per quanto riguarda voi… ah ah ah.
Preparatevi ad esaudire i vostri desideri. Non era ciò che volevate? Lo volete ancora no?
La voce possente e metallica, come il suono di un urlo arrivato dallo stomaco di una caverna famelica, giungeva dall’interno del corpo di TJ. La bocca del ragazzo si muoveva lentamente bagnata da una bava giallastra dall’odore nauseabondo.
La lingua arrancava come se non riuscisse a seguire le parole pronunciate dal terribile Azazel.
Come spinto da una molla invisibile, il ragazzo si mise in piedi.
-Siete, dunque, pronti? Ruggì il piccolo posseduto. Ogni singolo lineamento del viso gli si era distorto. Il volto di TJ era ora irriconoscibile. Spaventoso. Rise ancora. Fragorosamente.
I tre ragazzi scomparvero nel nulla portato da quella risata folle.
Nessuno li vide mai più. Non in quel mondo.