
Appena la mamma di Melissa, Rita, ha saputo la tragica notizia è stata colta da malore: abbiamo dovuto liberare la scala dagli attrezzi del marito, che abbiamo spostato nel nostro negozio, per far passare i soccorritori del 118 con la barella”. E’ quanto riferisce Luigi Vasile, uno dei gestori dell’emporio di articoli casalinghi di fronte all’abitazione della famiglia Bassi. Luigi ha visto crescere Melissa. La ricorda fin da quando era bambina con il suo carattere estroverso e l’innato e prorompente dinamismo.
“Siamo stati colti tutti da un forte shock – aggiunge l’esercente – quando sono cominciate a circolare le prime voci del sanguinoso attentato. I miei figli, che frequentano la scuola di Mesagne intitolata a Falcone e Borsellino, sono stati accompagnati a casa da altri genitori a scopo precauzionale. Poi le voci si sono susseguite, a volte contrastanti, su quanto realmente accaduto dinanzi all’istituto brindisino intitolato al giudice siciliano vittima della mafia e a sua moglie uccisa 20 anni fa accanto a lui.
{gallery}melissa{/gallery}Ho seguito i fatti collegandomi ai giornali on line e quando si è saputo con precisione quanto accaduto, ho immaginato la sofferenza di Massimo e Rita per la perdita dell’unica figlia alla quale volevano un bene dell’anima. Melissa non meritava di essere assassinata barbaramente: era solo una ragazzina adolescente che avrebbe avuto tutta la vita davanti. Chiediamo che sia fatta giustizia. Chi si è macchiato di questo crimine odioso deve pagare”. Dinanzi l’abitazione di Melissa è un continuo andirivieni di amici e parenti. Ciascuno ha voluto portare una parola di conforto ad una famiglia distrutta dal dolore.
“La incontravo spesso in pullman – racconta Debora Fagiano – perché facevamo lo stesso tragitto per andare a Brindisi. Era una ragazza in gamba, sempre sorridente e circondata da tanti amici. Stento a credere a quanto accaduto: la ricorderò per sempre come se dovessi incontrarla ancora”.
Melissa Bassi è rimasta nel cuore di tutti. La sua tragica morte ha lasciato attonita tutta la città. Gli anziani, così come i suoi coetanei, non si danno pace per una tragedia così disumana. “Capisco cosa vuol dire perdere una figlia – dice Giovanna Lucarelli – perché sono mamma di un ragazzo di appena 20 anni. Non ci sono aggettivi da attribuire ai responsabili del vile attentato. Chiedo solo che gli investigatori facciano piena luce su questa strage”.
Del medesimo tenore sono i commenti di tanti altri cittadini che hanno preferito restare anonimi. Alcuni amici di Massimo Bassi hanno raccontato del suo amore per la famiglia e dell’impegno nel lavoro. “Ogni volta che lo incontravamo aveva i vestiti sporchi di calce: lavorava di continuo per non far mancare nulla a sua moglie e a sua figlia. Non meritava di certo una disgrazia così”. Diffondere la paura è, secondo l’opinione di molti, l’obiettivo della mente criminale che ha collocato l’ordigno e purtroppo non si può affermare che non l’abbia diffusa.
Arduo per i cronisti che si trovavano sul luogo raccogliere anche solo le impressioni dei cittadini presenti. In pochi hanno voluto commentare l’accaduto, trincerandosi dietro una riservatezza che esprimeva chiaramente il timore di essere associati a qualsiasi titolo all’attentato. Un clima degno dei periodi più drammatici degli anni ’80. La speranza, da molti auspicata, è che specie i giovani, ogni componente della società civile, trovino la forza di reagire e condannare apertamente qualsiasi forma di violenza e di intimidazione.