Il Natale ci ripropone la colonna sonora che accompagna l’evento della nascita di Gesù e che in questo tempo della nostra storia, particolarmente buio e angosciante, diventa il messaggio che Dio propone alla nostra inquieta umanità, perché ritrovi la via della pace in una periferia sconosciuta che grazie alle parole degli angeli diventa un evento cosmico della storia della salvezza. La pace cantata dall’esercito celeste a Betlemme non è la Pax augusta entro il cui orizzonte l’evangelista Luca colloca il racconto della nascita di Gesù. C’è un’altra pace, che senza far rumore si sta affacciando dal cielo e che non si afferma con la forza degli eserciti ma si impone con la soavità della luce. Perché la pace sia vera, duratura, sincera, c’è bisogno di riaprire la terra al cielo; estromettere il cielo da gli affari della terra ha ridotto la terra a un campo di battaglia sul quale ogni giorno si affrontano a duello gli interessi personali dei più forti, dei signori della guerra. E le conseguenze sono a carico dei poveri, indifesi, che considerati scarto possono essere sacrificati come male minore o come errore di valutazione dell’intelligenza artificiale a servizio della morte. Estromettere il cielo significa estromettere Dio dal circuito della terra e non c’è niente di più anti-natalizio di questo.
“Pace in terra”: il messaggio del vescovo Intini
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Mesagne. Quartieri al buio
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