(di Vincenzo Legrottaglie) A Mesagne esiste una folta comunità di militari appartenenti alle varie Forze Armate e ai Corpi Armati dello Stato, alcuni di loro hanno preso parte alle missioni svoltesi, negli anni, in Afghanistan. Inoltre, ufficiali pugliesi hanno rivestito cariche importanti di comando in seno alle diverse missioni militari nel paese asiatico. Anche molti civili, con vari incarichi governativi e non, sono stati laggiù. Di Afghanistan si parla poco, specie dopo che la diplomazia e le forze occidentali hanno lasciato Kabul, con il tragico ripiegamento dell’agosto 2021. Sul tema sono stati scritti fiumi di articoli e saggi, ma i reduci si sono chiusi nel loro silenzio e un quesito si è posto nella coscienza di tutti coloro che sono stati nel Paese degli aquiloni: “…ma, ne è valsa la pena?”.
A spezzare la catena della disillusione è intervenuto il volume “Noi ci abbiamo creduto. Diario di sei mesi di missione in Afghanistan”, del Generale Marcello Bellacicco, pubblicato nel dicembre 2023, per i tipi di Amazon. Il volume è stato recentemente presentato nella prestigiosa sede del Circolo Unificato dell’Esercito di Bari, da qualche mese riaperto alla fruizione dei soci.
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L’evento è stato introdotto dal Generale Francesco Saverio Lancianese, presidente della sezione barese dell’UNUCI (Unione nazionale Ufficiali in congedo d’Italia). Le parole di Bellacicco hanno, sin da subito, appassionato e coinvolto il pubblico, grazie al carisma personale e professionale che lo contraddistingue. Il libro ha superato oltre sessanta presentazioni, fra cui quella ufficiale che si è svolta alla Camera dei Deputati, a Roma.
Il diario si rivela essere un inno al coraggio dei militari italiani che hanno partecipato alla missione ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, a guida NATO, dall’ottobre 2010 all’aprile 2011, con la Brigata alpina “Julia”, che il Comandante Bellacicco ha guidato, con fierezza e determinazione, nella Regione Ovest afghana.La risposta dell’autore allo smarrimento è dunque il titolo stesso del libro, “Noi ci abbiamo creduto”, ad avvalorare la sua tesi che, coloro che ne hanno preso parte, militari e funzionari civili, ci hanno fermamente creduto, sperando in un futuro migliore per il Paese degli aquiloni. Scrigno di testimonianze dirette e di ricordi commossi di soldati, sottufficiali e ufficiali, il diario fa emergere il ruolo predominante svolto dall’Italia, con un impatto significativo sulla rinascita del Paese, con lo spirito delle nuove generazioni pronte ad accogliere una visione del futuro diversa da quella proposta dai talebani. Fra le pagine affiorano l’impegno, lo spirito di sacrificio, la dedizione e l’alto senso del dovere dei militari italiani e alleati, affratellati da un unico e nobile obiettivo, quello di proteggere le popolazioni locali, nonché ricostruire e stabilizzare l’Afghanistan.
Il lettore è così coinvolto e immerso in un mosaico di episodi e situazioni operative, come se assistesse in prima persona agli eventi, dall’alto della torretta del blindato o in una sala situazione della base di Herat, immedesimandosi negli stati d’animo controversi degli alpini sul terreno. In ben 442 pagine, dopo una chiara premessa, si susseguono i capitoli relativi alla preparazione e all’immissione in teatro, alla descrizione dello stemma, agli scopi della missione, fino all’analisi delle forze in campo.
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Il volume è ricchissimo di foto, di testimonianze toccanti, come le riflessioni sotto un cielo stellato d’Oriente, le paure con cui convivere, la lettera inviata ad una donna amata lontana o alla famiglia desiderosa di ricevere notizie confortanti dal proprio congiunto fuori area, le attestazioni di stima ricevute dal Gen. Bellacicco e tanto altro ancora, capace di commuovere ed emozionare qualsiasi lettore. Fra le righe emerge l’impeto di una penna di valore, forte, delicata e raffinata al tempo stesso, in uno stile diretto e audace, che racconta le varie vicende con acume e precisione, talvolta in maniera dolorosa, talaltra prendendo anche le distanze dal “politically correct”. Pagina dopo pagina, la scrittura è meravigliosamente evocativa e densa di significati, sublime nella descrizione di luoghi, ricordi ed episodi. Ripensando ad alcuni momenti vissuti sul campo, l’autore afferma: “non posso che essere certo che eravamo noi, con quello sforzo individuale che ci accomunava, di esaltare tutti i nostri pregi e di limitare i nostri difetti, il vero, unico e possente fattore vincente, indipendentemente dal grado e dal ruolo. Tutti eravamo importanti, dal più anziano dei Generali al più giovane dei soldati, perché il nostro operato era in grado di influenzare positivamente o negativamente l’intera operazione”. L’approccio di Bellacicco alla complessa realtà afgana è stato interdisciplinare, infatti l’alto Ufficiale ha fatto visionare e analizzare, a scopo addestrativo, ai suoi alpini, alcune pellicole della filmografia statunitense relative alle più pericolose situazioni operative incontrate dalle truppe sul terreno. Parte del diario tratta anche l’impiego della funzione pubblica informazione e comunicazione, ovvero l’operato svolto in sinergia con i media e con i giornalisti (al seguito delle truppe).L’autore afferma che un punto di forza della missione è stato proprio il rapporto favorevole con i rappresentanti delle testate più diversificate, nello sforzo di capire le loro esigenze professionali e consentire l’accesso alle notizie senza condizionamenti. Uno fra i tanti che ha seguito le operazioni sul terreno è stato lo scrittore torinese Paolo Giordano, inviato dalla rivista “Vanity Fair”, il quale è ben noto per il suo successo letterario “Il corpo umano”, ambientato, per la gran parte, in un posto di osservazione avanzato, pericoloso e angusto, nel Gulistan. Del resto, in riflessione conclusiva, lo stesso titolo dell’opera, “Noi ci abbiamo creduto”, sembra richiamare il titolo del romanzo storico di Anna Banti, “Noi credevamo”, dedicato alla disillusione di un protagonista delle vicende risorgimentali, un po’ come è avvenuto per coloro che hanno preso parte all’operazione ISAF.La presentazione si è conclusa con il ricordo dei Caduti, in un momento di silenzio e raccoglimento denso di emozioni e significati, che hanno riecheggiato nella sala. Un plauso va alla direzione del Circolo Unificato per l’organizzazione e l’ospitalità dell’evento svolto. Il Circolo è alle dirette dipendenze del Comando Militare Esercito “Puglia”, attualmente comandato dal Colonnello Enrico Rosa.
A spezzare la catena della disillusione è intervenuto il volume “Noi ci abbiamo creduto. Diario di sei mesi di missione in Afghanistan”, del Generale Marcello Bellacicco, pubblicato nel dicembre 2023, per i tipi di Amazon. Il volume è stato recentemente presentato nella prestigiosa sede del Circolo Unificato dell’Esercito di Bari, da qualche mese riaperto alla fruizione dei soci.
Foto 2L’evento è stato introdotto dal Generale Francesco Saverio Lancianese, presidente della sezione barese dell’UNUCI (Unione nazionale Ufficiali in congedo d’Italia). Le parole di Bellacicco hanno, sin da subito, appassionato e coinvolto il pubblico, grazie al carisma personale e professionale che lo contraddistingue. Il libro ha superato oltre sessanta presentazioni, fra cui quella ufficiale che si è svolta alla Camera dei Deputati, a Roma.
Il diario si rivela essere un inno al coraggio dei militari italiani che hanno partecipato alla missione ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, a guida NATO, dall’ottobre 2010 all’aprile 2011, con la Brigata alpina “Julia”, che il Comandante Bellacicco ha guidato, con fierezza e determinazione, nella Regione Ovest afghana.La risposta dell’autore allo smarrimento è dunque il titolo stesso del libro, “Noi ci abbiamo creduto”, ad avvalorare la sua tesi che, coloro che ne hanno preso parte, militari e funzionari civili, ci hanno fermamente creduto, sperando in un futuro migliore per il Paese degli aquiloni. Scrigno di testimonianze dirette e di ricordi commossi di soldati, sottufficiali e ufficiali, il diario fa emergere il ruolo predominante svolto dall’Italia, con un impatto significativo sulla rinascita del Paese, con lo spirito delle nuove generazioni pronte ad accogliere una visione del futuro diversa da quella proposta dai talebani. Fra le pagine affiorano l’impegno, lo spirito di sacrificio, la dedizione e l’alto senso del dovere dei militari italiani e alleati, affratellati da un unico e nobile obiettivo, quello di proteggere le popolazioni locali, nonché ricostruire e stabilizzare l’Afghanistan.
Il lettore è così coinvolto e immerso in un mosaico di episodi e situazioni operative, come se assistesse in prima persona agli eventi, dall’alto della torretta del blindato o in una sala situazione della base di Herat, immedesimandosi negli stati d’animo controversi degli alpini sul terreno. In ben 442 pagine, dopo una chiara premessa, si susseguono i capitoli relativi alla preparazione e all’immissione in teatro, alla descrizione dello stemma, agli scopi della missione, fino all’analisi delle forze in campo.
Foto 3Il volume è ricchissimo di foto, di testimonianze toccanti, come le riflessioni sotto un cielo stellato d’Oriente, le paure con cui convivere, la lettera inviata ad una donna amata lontana o alla famiglia desiderosa di ricevere notizie confortanti dal proprio congiunto fuori area, le attestazioni di stima ricevute dal Gen. Bellacicco e tanto altro ancora, capace di commuovere ed emozionare qualsiasi lettore. Fra le righe emerge l’impeto di una penna di valore, forte, delicata e raffinata al tempo stesso, in uno stile diretto e audace, che racconta le varie vicende con acume e precisione, talvolta in maniera dolorosa, talaltra prendendo anche le distanze dal “politically correct”. Pagina dopo pagina, la scrittura è meravigliosamente evocativa e densa di significati, sublime nella descrizione di luoghi, ricordi ed episodi. Ripensando ad alcuni momenti vissuti sul campo, l’autore afferma: “non posso che essere certo che eravamo noi, con quello sforzo individuale che ci accomunava, di esaltare tutti i nostri pregi e di limitare i nostri difetti, il vero, unico e possente fattore vincente, indipendentemente dal grado e dal ruolo. Tutti eravamo importanti, dal più anziano dei Generali al più giovane dei soldati, perché il nostro operato era in grado di influenzare positivamente o negativamente l’intera operazione”. L’approccio di Bellacicco alla complessa realtà afgana è stato interdisciplinare, infatti l’alto Ufficiale ha fatto visionare e analizzare, a scopo addestrativo, ai suoi alpini, alcune pellicole della filmografia statunitense relative alle più pericolose situazioni operative incontrate dalle truppe sul terreno. Parte del diario tratta anche l’impiego della funzione pubblica informazione e comunicazione, ovvero l’operato svolto in sinergia con i media e con i giornalisti (al seguito delle truppe).L’autore afferma che un punto di forza della missione è stato proprio il rapporto favorevole con i rappresentanti delle testate più diversificate, nello sforzo di capire le loro esigenze professionali e consentire l’accesso alle notizie senza condizionamenti. Uno fra i tanti che ha seguito le operazioni sul terreno è stato lo scrittore torinese Paolo Giordano, inviato dalla rivista “Vanity Fair”, il quale è ben noto per il suo successo letterario “Il corpo umano”, ambientato, per la gran parte, in un posto di osservazione avanzato, pericoloso e angusto, nel Gulistan. Del resto, in riflessione conclusiva, lo stesso titolo dell’opera, “Noi ci abbiamo creduto”, sembra richiamare il titolo del romanzo storico di Anna Banti, “Noi credevamo”, dedicato alla disillusione di un protagonista delle vicende risorgimentali, un po’ come è avvenuto per coloro che hanno preso parte all’operazione ISAF.La presentazione si è conclusa con il ricordo dei Caduti, in un momento di silenzio e raccoglimento denso di emozioni e significati, che hanno riecheggiato nella sala. Un plauso va alla direzione del Circolo Unificato per l’organizzazione e l’ospitalità dell’evento svolto. Il Circolo è alle dirette dipendenze del Comando Militare Esercito “Puglia”, attualmente comandato dal Colonnello Enrico Rosa.
Bibliografia
Marcello Bellacicco, “Noi ci abbiamo creduto”, Amazon, 2023;
Paolo Giordano, “Il corpo umano”, Mondadori, Milano, 2013;
Anna Banti, “Noi credevamo”, Mondadori, Milano, 1967.
Paolo Giordano, “Il corpo umano”, Mondadori, Milano, 2013;
Anna Banti, “Noi credevamo”, Mondadori, Milano, 1967.
Fotografie
1. Militari statunitensi in attività di ricognizione in Afghanistan.
2. Popolosa via di un centro abitato afgano
3. Copertina del volume del Generale Marcello Bellacicco.
L’articolo è stato realizzato senza fare ricorso alcuno a risorse tratte dall’intelligenza artificiale.