Il detto “Misciagnesi bullatu” è una frase intrisa di storia e cultura locale, che merita di essere approfondita. Questo detto non si riferisce affatto ai cittadini di Mesagne, ma piuttosto ai galeotti che, per scontare la loro pena, tornavano a Brindisi dopo essere stati impiegati nei lavori forzati nei pressi di Mesagne.
La definizione “Bullatu ti Misciagni” era utilizzata dai monelli brindisini per identificare i galeotti del Castello svevo di Brindisi. Questi prigionieri, infatti, erano marchiati in fronte con un segno distintivo che li rendeva facilmente riconoscibili. Quando i galeotti rientravano a Brindisi, dopo una giornata di lavoro forzato, i ragazzi scapestrati del posto si radunavano presso Porta Napoli attuale Porta Mesagne e, al loro avvicinarsi, intonavano il famoso grido: “Sta ‘rrivunu li bullati ti Misciagni”.
Il termine “bullo” non era solo un marchio visibile, ma simboleggiava anche l’infamia e la condanna sociale che colpiva chi stava scontando una pena detentiva. È importante sottolineare che questo marchio non era un riflesso della popolazione di Mesagne, ma piuttosto un segno che contrassegnava i galeotti che avevano commesso reati e che, a causa della loro condanna, erano stati costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento.
Le origini di questo “bullo” si dice risalgono all’epoca degli Aragonesi, periodo in cui i lavori forzati si estendevano ben oltre i semplici lavori stradali. I galeotti erano impiegati in diverse attività, spesso faticose e degradanti, che servivano a rifornire le casse pubbliche o a mantenere in efficienza le infrastrutture della città.
Tuttavia fu Gioacchino Murat nel 1814 a trasformare il Castello Svevo in una prigione o “bagno penale” aggiungendo alcune strutture per i detenuti. Il castello rimase prigione sino al 1919 ospitando fino a 800 prigionieri forzati nel 1879 impegnati nei lavori del porto di Brindisi. Le descrizioni dei viaggiatori dell’epoca riportano l’inquietante rumore delle catene trascinate da questi galeotti che risuonavano nella città soprattutto di notte.
Questo contesto storico ci aiuta a comprendere come la frase popolare sia emersa, evidenziando un certo rapporto tra i brindisini e i galeotti, un rapporto che mescolava curiosità, paura e scherno.
Il detto “Misciagnesi bullatu” rappresenta un’importante testimonianza della storia sociale e culturale di Brindisi e della sua interazione con i galeotti, piuttosto che un riferimento diretto alla comunità di Mesagne.
Ottima ricostruzione storica, che solo pochi studiosi conoscono.
Brava la redazione.
Però ricordo che nei periodi successivi (specificamente anni sessanta e primi settanta) io sono del 56′ furono proprio le caratteristiche dei Mesagnesi a coltivare la nomea presso i paesi confinanti e non perché galeotti
Magari tornassero quei tempi e condannare chi commette reati gravi