Nel 1900 la vita nella Piazza del mercato di Mesagne si animava di colori e profumi, un luogo di incontro e scambio che rifletteva le tradizioni locali. In questo vivace contesto si inseriva il personaggio Frantognu, un umile venditore che gestiva un piccolo negozietto alla Porta Piccola.
La Piazza del Mercato era il cuore pulsante della comunità, dove si trovavano le macellerie modeste, tra cui spiccava quella dei fratelli Giorgetti, con il suo ampio bancone e la testa di bue dipinta sulla parete. Qui, i venditori cercavano di svendere la merce per evitare che andasse a male, un’operazione non facile senza frigoriferi. Il profumo degli «gnimmurieddi» e del sanguinaccio caldo si mescolava all’aria, attirando i passanti e aggiungendo un tocco di convivialità.
In questo panorama vibrante, Frantognu si distingueva per la sua offerta di primizie e di «quisquilie», un assortimento di frutta secca e frutta fresca che conquistava il cuore dei bambini. Con la frutta fresca, in inverno, rara e costosa, il suo negozietto diventava un angolo di dolcezza per i più piccoli, che vi trovavano melograne, arance, cachi, piccoli mazzetti di ciliegie maggiarole e nespole giapponesi. In un’epoca in cui le caramelle e i gelati non esistevano, le golosità che Frantognu proponeva rappresentavano una vera festa per il palato.
Frantognu non era solo un venditore, ma un simbolo di un’epoca in cui la semplicità e la genuinità dei prodotti erano al centro della vita quotidiana. Ogni giorno, i ragazzi si affollavano intorno al suo banchetto, sperando di poter assaporare qualche frutto o un pacchetto di mandorle. Le sue castagne, sbucciate e essiccate, e quelle arrostite.
La tradizione della famiglia Randino si è tramandata attraverso le generazioni, e oggi Francesco continua l’eredità di Frantognu, mantenendo viva la passione per la frutta e le specialità locali.
Nella foto Pasquale di Frantognu.
Storie del ‘900: Frantognu
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