Le fotografie di Alessandro Cirillo, che non sono fotografie di reportage, fanno parte di un’unica azione performativa di cui lui stesso è attore, adottandone in qualche modo la pratica. Non solo i corpi dei migranti diventano immagine, ma le sue immagini plastiche di quei corpi diventano a loro volta un corpo unico, assumendone la materialità e la agency. Chi guarda queste immagini lo fa attraverso gli occhi dell’autore, provando la sua stessa empatia. Si immedesima in lui, ma anche nelle persone ritratte, nella loro esperienza drammatica di vita, condividendo un percorso di conoscenza. È un coraggio di conoscere. Esiste nel teatro – così come nella performance – una componente di immedesimazione, di “farsi” immagine, come se ciò che si fa o si vede diventasse immagine materiale con un proprio corpus e una propria presenza. L’immaginazione ci consente di creare un’immagine di noi o di qualcosa che ci appartiene per poi guardarla da fuori, come si usa in psicoterapia per superare traumi.
Vengono dal mare: le foto di Alessandro Cirillo
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