L’amministrazione comunale di Mesagne sta considerando un’iniziativa per rendere omaggio all’architetto Francesco Capodieci, una figura di spicco dell’architettura barocca salentina del ‘600, ancora poco valorizzata. Attualmente, una piazzetta a lui intitolata, situata tra Vico dei Caputo e via Manfredi Svevo, è adibita a parcheggio. Tuttavia, l’idea di individuare un nuovo spazio, più dignitoso, che celebri la sua memoria è stata proposta dallo storico Mario Vinci durante la presentazione del volume “Mesagne e i Principi de Angelis”.
L’architetto Capodieci nacque a Mesagne il 28 novembre 1605, in una famiglia numerosa con un modesto background agricolo. La dedizione del padre, Zuccaro Capodieci, nel garantire un’educazione dignitosa al figlio, permise a Francesco di sviluppare le sue passioni per la matematica e la geometria, che si intrecciarono con una profonda vocazione religiosa. Divenne prete e si distinse per la sua vita esemplare, conquistando la fiducia della comunità clericale mesagnese.
Oltre alla sua vocazione religiosa, Capodieci coltivò la sua passione per l’architettura, diventando un uomo di cultura e un umanista rispettato. La sua amicizia con il cardinale Mario Albricci Farnese, un importante mecenate, gli aprì le porte a prestigiosi incarichi. Le sue opere, caratterizzate da una ricerca di pura essenzialità e linee architettoniche sobrie, si discostavano dalle stravaganze ornamentali del barocco, rendendolo un architetto unico nel suo genere.
Nel corso della sua carriera, Capodieci ricevette numerosi incarichi significativi, tra cui la ristrutturazione della cattedrale di Brindisi, la trasformazione del Palazzo Ducale di Poggiardo e l’adeguamento della Chiesa Matrice di Carovigno. La sua opera più celebre è la Chiesa Collegiata di Mesagne, costruita dopo il terremoto del 1649, e la Chiesa di Sant’Anna, progettata negli ultimi anni della sua vita.
Nonostante i suoi successi e il riconoscimento da parte di committenti di alto rango, Capodieci non ha ricevuto la giusta collocazione tra i grandi artisti del Barocco. È morto il 17 agosto 1688, all’età di 83 anni, e fu sepolto all’interno della Collegiata che tanto amava.
La proposta di valorizzare il suo operato è un passo significativo per restituire a Mesagne la memoria di un uomo che ha contribuito a plasmare il volto architettonico della città e del Salento. La collaborazione tra l’amministrazione comunale attraverso il consulente ai beni culturali Mimmo Stella, e l’istituto culturale “Storia e Territorio”, potrebbe finalmente rendere giustizia a un architetto che merita di essere celebrato nella sua città natale.
Nella foto poiché non esiste alcun ritratto originale del Capodieci, i ragazzi della scuola Materdona hanno pensato potesse avere questo aspetto rifacendosi alle mode del tempo.