Nei primi anni del Novecento, l’uso del ghiaccio artificiale era sconosciuto. Per rinfrescare bibite e preparare gelati, si ricorreva quindi alla neve naturale, proveniente da Cisternino, situato nelle Murge. Questa località, essendo in collina e nell’entroterra, riceveva abbondanti nevicate ogni anno, permettendo di raccogliere e immagazzinare una notevole quantità di neve da vendere durante l’estate ai paesi della pianura sottostante.
A Mesagne, il consumo di neve era piuttosto limitato. Nei pochi e modestissimi caffè, che non erano ancora bar di gelati e bibite, la neve veniva utilizzata in quantità minime. Anche nelle case private, il consumo era esiguo, poiché si temeva che la neve, raccolta da terra, potesse essere contaminata da tifo o altre malattie. Di conseguenza, durante l’estate, si beveva acqua più o meno calda. Per cercare di avere acqua fresca, si attingeva dalla cisterna, ma ciò non garantiva un vero refrigerio, specialmente considerando le abitudini moderne, dove l’acqua è considerata fresca solo se condensa il vetro.
Mesagne si riforniva di neve da Cisternino tramite un certo “Chiccu ti la neve”, che fungeva da rivenditore al minuto. Il suo punto vendita si trovava nell’attuale Piazza IV Novembre, vicino alla Chiesa Madre, di fronte al Circolo dei Galantuomini. La neve veniva venduta in pezzi di peso variabile, generalmente da uno o due chili, a un costo di un tornesello (un centesimo) o un tornese (due centesimi).
Nei caldi mesi di luglio e agosto, durante le domeniche e le festività, molti capifamiglia della classe popolare, in particolare quelli privi di pozzi o cisterne, tornavano a casa a mezzogiorno portando un pezzo di neve appeso a uno spago. Questo accorgimento serviva a evitare che il calore della mano accelerasse lo scioglimento della neve o a mitigare la sgradevole sensazione di freddo.
A questo punto, una divertente aneddoto storico: un certo Ferdinando, noto per il suo spirito burlone, amava attendere la chiamata a tavola per il pranzo fumando la pipa davanti al portone del suo palazzo, nei giorni di festa d’estate, a quell’ora, spesso passavano i contadini con il loro pezzo di neve penzolante dallo spago. Approfittando della situazione, Ferdinando con la scusa di fargli qualche domanda, generalmente superflua, cercava di far sciogliere la neve sotto il caldo del mezzogiorno. Tuttavia, nonostante il contadino notasse che la neve stava sciogliendosi, per rispetto verso un galantuomo, non osava abbandonare la conversazione e così, poveretto, tornava a casa con poco più che lo spago.