
Uccise la moglie 77enne a colpi di fucile “perché – disse agli inquirenti – era posseduta dal demoni”. L’altro ieri Antonio Fina (nella foto), 75 anni, è stato assolto “perchè al momento del fatto, non era imputabile in quanto, per infermità, versava in tale stato di mente da escludere la capacità d’intendere e di volere”.
L’udienza camerale del processo, e non preliminare come sostenuto da alcuni media, si è tenuto presso il Tribunale di Brindisi, giudice il dott. Maurizio Saso, Pubblico Ministero il dott. Antonio Costantini. Antonio Fina era difeso dall’avvocatessa Giovanna Chionna. Il Giudice ha assolto l’imputato ed ha ordinato il ricovero dello stesso per una durata minima di anni cinque, e non a vita come molti hanno riportato, in un ospedale psichiatrico giudiziario. L’anziano ex dipendente dell’Asl rimarrà pertanto presso nell’O.P.G. “Barcellona Pozzo di Gotto” in provincia di Messina, dove stanno provvedendo alle cure del suo stato di salute mentale e fisico. L’uomo in questo periodo sta molto meglio, è compensato, e non rifiuta, come è accaduto in precedenza, la terapia.
Nell’ipotesi che si dovessero creare le condizioni, l’avv. Chionna presenterà una istanza per tentare di farlo trasferire in provincia di Brindisi, anche se è molto difficile trovare una struttura che sia disposta ad ospitarlo. Comunque dovrà essere una struttura idonea alla suo stato di salute.
Il pensionato settimanalmente si tiene in contatto telefonico con il suo legale per avere notizie sul processo e nelle prossime settimane l’avv. Chionna andrà personalmente a trovarlo per comunicargli personalmente l’esito del processo.
Antonio Fina la mattina del 18 marzo uccise la il suo fucile da caccia calibro 12, legalmente detenuto; le sparò alle spalle e Concetta Milone cadde in una pozza di sangue nella cucina della villetta bianca di campagna, in piazza Capri, lottizzazione Manfredonia dove risiedeva la coppia. La vegliò per tutto il giorno e solo a tarda sera fu scoperto il delitto da una parente della coppia, preoccupata di non essersi potuta mettere in contatto con nessuno dei due. Quando la donna entrò in casa, trovò l’uomo in camera da letto, ancora in evidente stato confusionale. Che il pensionato, arrestato dagli agenti della Mobile, soffrisse da tempo di problemi psichici, lo sapevano tutti. Anche la moglie. Nella villetta gli inquirenti trovarono un foglio su cui l’uomo, che ammise subito le sue responsabilità, aveva scritto che la moglie era posseduta dal demonio e che spesso era anche violenta. La coppia avevano due figli che vivono a Firenze.
I medici che lo hanno sottoposto ad accurate visite psicologiche, hanno confermato quanto si era sempre detto di Antonio Fina: uomo taciturno, che non amava trattenersi a parlare con la gente, che non aveva amici. Un uomo mite ma triste sul quale la giustizia non poteva infierire perché la sua mente malata lo aveva convinto che la moglie fosse posseduta dal diavolo.
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