Matteo è un ragazzo di Mesagne di 20 anni che studia Design alla Libera Università di Bolzano, dove ha avuto modo di realizzare, per il corso “Cuocere il Mondo”, i due progetti esposti. “Come cittadino mesagnese, ho voluto raccogliere l’attenzione che il territorio mostra verso il tema del caporalato ed esprimerlo con tecniche e immagini che potessero suscitare una reazione immediata, ma anche far scaturire una riflessione più profonda sul valore che attribuiamo all’uomo nelle nostre azioni quotidiane, come il fare la spesa”.
Il progetto “Human Bins – Il valore dell’uomo” è un progetto fotografico che parte da una passata di pomodoro dal costo di soli 39 centesimi per parlare di caporalato. Questo progetto raccoglie scene delle campagne pugliesi e lucane, ma ha il suo punto di forza nelle foto scattate ai braccianti seduti all’interno delle casse di pomodori, in cui l’uomo diventa merce.
Il secondo è un progetto illustrativo che racconta la storia inventata di Amara, un ragazzo ghanese sfruttato nei campi di pomodoro. La storia “Na sciurnata Amara” racconta la giornata tipo di Amara all’interno del ghetto di Nardò. Il testo è scritto in un mix di italiano e dialetto. Le illustrazioni sono ispirate alle bandiere del popolo Fante, una popolazione che vive nel sud del Ghana e che utilizza queste bandiere per raccontare miti e guerre durante gli eventi e le festività.
I due progetti sono attualmente esposti alla mostra “Gusto! Gli italiani a tavola. 1970-2050” presso il Museo M9 di Mestre.