Questa mattina, abbiamo avuto il privilegio di incontrare il Prof. Domenico Urgesi e il Dott. Francesco Scalera nella stanza del Sindaco Antonio Matarrelli. L’occasione è stata la consegna del volume “Antica Messapografia di Epifanio Ferdinando”, che sarà presentato il 7 dicembre presso l’Auditorium del Castello. Durante l’incontro, abbiamo discusso dell’importanza storica del manoscritto, delle sfide affrontate nella sua traduzione e del significato che questo lavoro riveste per Mesagne.
Professor Urgesi, ci parli del volume “Antica Messapografia di Epifanio Ferdinando”. Qual è il suo contenuto principale?
Questo volume contiene la trascrizione integrale di un manoscritto risalente al 1637, in cui Epifanio Ferdinando descrive le origini di Mesagne. È un documento prezioso che ci offre una visione storica e culturale del nostro territorio.
Quali aspetti del manoscritto ritiene siano particolarmente significativi?
Oltre alla storia di Mesagne, uno degli aspetti più interessanti è la riflessione di Ferdinando sul clima e sulla situazione ambientale del territorio. Le sue considerazioni sull’aria, l’acqua e la terra sono fondamentali, soprattutto in un periodo in cui l’agricoltura era la base economica della regione.
Ha menzionato un proverbio presente nel manoscritto: “la terra, l’acqua e l’aria vannu a palmi”. Può spiegarci il suo significato?
Certamente! Questo proverbio sottolinea l’importanza dell’armonia tra terra, aria e acqua per la salute umana e l’agricoltura. Ferdinando, in un certo senso, può essere considerato un ambientalista ante litteram, poiché evidenziava come questi elementi fossero essenziali per il benessere della comunità.
Qual è stata la sua esperienza nel tradurre il manoscritto dal latino all’italiano?
È stata una sfida stimolante. La traduzione richiede non solo competenze linguistiche, ma anche una comprensione profonda del contesto storico e culturale in cui operava Epifanio Ferdinando. Ho collaborato con Francesco Scalera, il che ha reso il processo molto vivo ed entusiasmante.
Quali sono le implicazioni moderne delle idee di Ferdinando sul clima e sull’ambiente?
Le sue osservazioni sono estremamente attuali. Con le sfide ambientali che affrontiamo oggi, la sua insistenza sull’importanza di un ambiente sano si intona con le moderne preoccupazioni ecologiche. Ci ricorda quanto sia cruciale rispettare e preservare il nostro territorio.
Cosa spera che i lettori traggano dalla lettura di questo volume?
Spero che i lettori possano apprezzare non solo la ricchezza storica del manoscritto, ma anche la saggezza di Ferdinando. La sua visione dell’ambiente e della comunità è un patrimonio che vale la pena riscoprire e valorizzare oggi.
Dott. Scalera, può parlarci del manoscritto di Epifanio Ferdinando e della sua importanza?
Certamente! Il manoscritto si trova presso la Biblioteca Pubblica Arcivescovile Annibale De Leo ed è indicato con la segnatura D/13. Presenta delle particolarità che lo rendono unico e complesso. È un documento fondamentale per comprendere la storia della Messapia e, in particolare, di Mesagne.
Ha menzionato la parola Messapographia. Può spiegare il significato di questo termine?
Certo. “Messapographia” deriva da due sostantivi greci: “Messapìa”, che significa “Messapia”, e “grafia”, che significa “storia”. Il titolo, dunque, può essere interpretato come “Storia della Messapia”, ma data la sostanziale identificazione voluta da Epifanio Ferdinando tra la Regione Messapia e la Città di Mesagne, in passato chiamata Messapia dal suo fondatore Messapo, potremmo anche tradurlo come “Storia di Mesagne”.
Qual è stata la sua esperienza nel lavorare su questo manoscritto?
È stata un’esperienza molto formativa. Ho già lavorato su testi di Diego Ferdinando, e questo progetto mi ha permesso di approfondire ulteriormente la figura di Epifanio Ferdinando. La traduzione di quest’opera, che non era mai stata pubblicata integralmente, offre per la prima volta al pubblico un testo conosciuto solo attraverso citazioni di eruditi locali.
Quali opere conosciamo di Epifanio Ferdinando?
Epifanio Ferdinando ha pubblicato quattro opere a stampa. Il suo esordio risale al 1611 con il “Theoremata medica et philosophica”, seguito nel 1612 dal “De vita proroganda, seu iuventute conservanda et senectute retardanda”, dalle “Centum Historiae seu Observationes et casus medici”, opera data alle stampe nel 1621 e dall’“Aureus de peste libellus” che vide la luce nel 1626. L’edizione critica dell’“Antica Messapografia col Discorso sul Clima di Mesagne”, corredata di una traduzione in italiano, offrirà la lettura di un’opera ai più sconosciuta e molto interessante.
Cosa spera che i lettori possano trarre dalla lettura di questo volume?
Spero che i lettori possano scoprire un aspetto nuovo della nostra storia locale e apprezzare la ricchezza culturale di Epifanio Ferdinando. È un’opportunità per riscoprire un patrimonio scritto che merita di essere conosciuto e valorizzato.
Qual è il suo messaggio finale riguardo all’importanza di testi come questo?
I testi storici, custoditi in manoscritti come questo, non solo arricchiscono la nostra conoscenza del passato, ma ci offrono anche spunti di riflessione per il presente. La storia di Mesagne, così come raccontata da Ferdinando, è un tassello fondamentale per comprendere la nostra identità culturale.